02 Agosto 2021
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A Renaio si rievoca la storia delle "valli valdesi della Toscana"

08-06-2018 16:02 - News
Renaio ospiterà il prossimo 14 luglio una Festa Valdese, omaggio alla storia religiosa di questa piccola comunità della montagna barghigiana che insieme alla zona di Piastroso e della montagna di Coreglia racchiudono la testimonianza di una presenza protestante che risale fino a 140 anni orsono.

Oggi poco o niente è rimasto dei Valdesi a Renaio, ma la storia ed il ricordo quello sì ed in omaggio a questa importante presenza, la chiesa valdese di Lucca organizza questo appuntamento "sul filo della memoria"

Come scrisse sul nostro giornale Stefano Elmi alcuni anni orsono:

"Fu il noto storico Giorgio Spini che iniziò a chiamare la zona di Renaio e Piastroso ´Le Valli Valdesi della Toscana´, come le ben più grandi valli piemontesi.
Il professor Spini vi trovò rifugio nel periodo della guerra, e successivamente, nel dopoguerra, furono molti i suoi soggiorni estivi col figlio Valdo e tutta la sua famiglia.
Renaio, Tiglio e Piastroso sono oggi rispettivamente le frazioni montane dei comuni di Barga e Coreglia Antelminelli, divise dai torrenti Ania, Loppora e Corsonna. Erano i centri più importanti dove vivevano molte famiglie valdesi.

La presenza documentata lungo queste valli risale al 1879. In quell´anno alcune famiglie, soprattutto di figurinai di origine lucchese, di ritorno dalla Francia decisero di stabilirsi su queste montagne.
A seguire anche altre famiglie di emigranti di ritorno dal Regno Unito, in particolar modo dalle miniere del Galles, si stabilirono fra queste montagne.
In entrambi i casi tutti questi nuclei familiari erano entrati in contatto con la realtà protestante di quelle terre e decisero di seguirne le orme anche una volta giunti a casa propria.

Tutta la montagna alle spalle di Barga contava decine e decine di famiglie appartenenti alla Chiesa Evangelica Valdese. Nei primi anni del ´900 i suoi esponenti appartenevano ad un ristretto nucleo medio-borghese, fatto di piccoli commercianti ed intellettuali. Il massimo splendore della comunità valdese risale al periodo fra le due guerre mondiali, dove si arrivò a contare qualche centinaio di praticanti. Ecco alcune frazioni col numero dei fedeli valdesi (fonte: Archivio Storico Valdese di Torre Pellice, Torino) Renaio: 7. Attoia: 17 Piazzana: 14 Piereta: 6. Bebbio: 4
Nonostante ciò non fu mai aperta una vera e propria chiesa dove i fedeli potessero andare a seguire il culto, e mai fu affidato alla comunità di Barga un pastore che rimanesse in maniera stabile".

Nel dopoguerra anche tutta la comunità protestante pagò per il generale spopolamento delle zone di montagna. Piano, piano la locale comunità valdese si assottigliò sempre più a causa dell´emigrazione da un lato, e a causa dei matrimoni misti dall´altro. L´ultimo testimone importante di questa presenza è stato indubbiamente Enrico Marchi, al secolo il Mostrico o il Righetto, il titolare dell´appalto e bottega di Renaio ora passato alla nipote Franca. Una figura indimenticabile la sua, che univa la militanza comunista alla fede protestante. Con la sua morte si è persa la presenza costante ed anche l´impegno per portare avanti il culto evangelico a Renaio. Era lui spesso a chiamare un pastore a Renaio, questo fino agli anni ´80, per il consueto incontro che si svolgeva presso la bottega.

Nel ricordo di questa storia va l´iniziativa di alcuni componenti della chiesa valdese tra i quali Silvano Mannori (di cui sotto potete ascoltare anche la video intervista).

La giornata del 14 luglio si aprirà con il culto evangelico con predicazione del pastore Stefano Giannatempo che si terrà presso l´ex scuola elementare. Qui poi l´incontro con i partecipanti e presso il ristorante Il Mostrico alle 13 il pranzo). Di interesse anche l´appuntamento pomeridiano con l´incontro "Renaio e i valdesi, ieri e oggi" con la presentazione di video (tra i filmati una trasmissione che Protestantesimo dedicò ai valdesi di Renaio nel 1991), interviste e racconti. Il tutto con la partecipazione dell´on. Valdo Spini e dello scrittore Glauco Ballantini. L´evento sarà corredato anche da una mostra fotografica sulla presenza valdese tra Renaio e Piastroso.

Come scrive sempre Elmi:

"La montagna nel corso dei secoli è diventata come una sorta di sinonimo per la Chiesa Valdese". La ragione di ciò la spiegò proprio a Elmi il Professor Domenico Maselli, uno degli ultimi pastori della Chiesa Evangelica Valdese di Lucca che ha officiato a Renaio:. ´Il motivo di tale diffusione nelle zone montuose - sosteneva Maselli - è dovuta alla Pace di Cavour, del 1561, che può essere considerato il primo esempio di libertà religiosa in Europa. L´accordo fu stipulato fra i rappresentanti valdesi e i rappresentati del regno sabaudo. In realtà, questo accordo non faceva altro che tollerare la religione valdese nelle zone di montagna, infatti al di sopra dei 700 metri d´altitudine i valdesi erano ´liberi´ di professare la loro religione´.


Fonte: il Giornale di Barga.it
video
Perché una festa valdese a Renaio?
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Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Lunedì 2 Agosto

Non abbiate paura, state fermi e vedrete la salvezza che il Signore compirà oggi pere voi (Esodo 14,13)
Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse (Ebrei 10,23)

Solleva sopra di noi, amato Signore, la luce della tua parola e mantienila alta, cosicchè brilli nei nostri cuori più alta e più forte quando tutte le tentazioni del diavolo, della morte e del peccato cercano di farci cadere nella disperazione, nello scoraggiamento e nella paura e tutto può diventare una sciagura Poichè, se tu non lo farai, allora il diavolo diventerà più forte e ci ottenebrerà e oscurerà la dolce e incipiente luce della tua parola e ci getterà in una tale disperazione che le cose per noi si metteranno peggio che mai. O Dio, rivolgi a noi il tuo volto e mantieni con forza nei nostri cuori la luce della tua valorosa parola contro l omicida, il mentitore, il diavolo, il quale vuole opprimere e soffocare in noi con l omicidio e la dottrina menzognera la medesima parola. Amen
Martin Lutero


I Re 3, 16-28; Atti degli apostoli 27, 13-44









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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