09 Maggio 2021
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500 anni dalla Riforma: protestanti in festa, per le strade di Milano

05-06-2017 08:28 - News
Da piazza dei Mercanti al Teatro Dal verme, un corteo per vivere la fede senza reticenze

Fa caldo, davvero molto caldo tra piazza dei Mercati, adiacente a piazza del Duomo, e piazza Cordusio, dove è esposta la mostra dell´illustratore Matteo Mancini dedicata alla Riforma. Fa caldo, la vigilia di Pentecoste, alle 14,30, ma il fatto che sia una splendida giornata è un buon auspicio per l´ingresso nel «clou» della tre giorni organizzata dalle chiese milanesi come evento centrale dell´anno celebrativo della Riforma.

È, quella che risuona nel centro cittadino, una espressione per certi versi inedita della fede come abitualmente si pensa che la vivano i protestanti – perlomeno quelli delle chiese «storiche» facenti capo alla Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Una fede che i nostri concittadini e concittadine ritengono – non del tutto a torto – solitamente austera, compassata, compresa in modalità trattenute e «posate». Invece l´avvio del corteo, diretto al Teatro dal Verme, dove si svolgerà il culto di Pentecoste (in onda domenica 4 alle 10,20 su Raidue), si manifesta subito come un´occasione per farsi sentire dai passanti e da quanti ancora finiscono il pranzo nei dehors dei locali circostanti. Perché qui si canta. Inizia il coro della chiesa battista di Napoli – via Foria, diretto da Emanuele Aprile, il quale poi nelle varie tappe del corteo dirigerà il canto di questa strana assemblea in cammino, coinvolgendo tutti i presenti. Sono inni di chiesa – pensa un po´ – e se qualcuno dei passanti avrà riconosciuto un classico come Amazing Grace, che gruppi anche italiani portarono nelle hit degli anni ´70, forse altri si saranno chiesti che cosa fosse Lode all´Altissimo.

Ma il bello sta nell´esecuzione: tante persone, è vero, ma nessuna amplificazione (a parte i megafoni alla testa del corteo) e tantomeno strumenti musicali elettronici. Dunque solo un immenso coro «a cappella», serio ma non serioso, convinto, fiducioso e lieto nel raccontare la propria fede senza reticenze. E in testa, dietro lo striscione, i più piccoli e i giovani della Federazione giovanile evangelica in Italia, che hanno dato vita a uno dei laboratori della mattina. Davanti al teatro, nell´attesa di entrare, un coro battista giunto dalla Virginia ha ripreso uno dei classici della tradizione musicale protestante, che sicuramente ha toccato qualcuno dei passanti all´attualità di Martin L. King: Noi trionferemo.

E poi ci sono fratelli e sorelle di chiesa: pullman dalle valli valdesi, singoli e gruppi delle chiese giunti in treno; eroici i rappresentanti delle chiese battiste della Puglia, davvero un gran viaggio il loro.

Ma questa era la volontà degli organizzatori: dire alla cittadinanza (Milano oggi, poi, a fine ottobre Roma) che i protestanti celebrano un evento storico facendo... quello che in realtà fanno da 500 anni a questa parte: ringraziando il Signore che ha dato loro il compito di annunciare la sua Parola nelle forme e nei modi che i tempi richiedono. Un´altra indicazione i protestanti se la sono dati loro stessi: quella di riformare continuamente la chiesa. Ma questo si fa non solo con quello spirito critico, diventato proverbiale, per cui secondo la vulgata dei media ai protestanti mai nulla va veramente bene. No, la ecclesia semper reformanda è la chiesa che vive, che semplicemente prega, annuncia l´Evangelo con tutti i mezzi possibili, che si ritrova per le vie cittadine per un culto, ma che poi vive giorno per giorno nella sua realtà locale, che riforma se stessa essendo autenticamente se stessa.

Ora il culto di Pentecoste. Al Teatro Dal Verme c´è un migliaio di persone: ci sono gli strumenti, i coristi. Al centro, come negli antichi templi delle valli valdesi, come nelle chiese metodiste (molte delle quali etniche), in quelle battiste lungo la Penisola, come nelle adunate dell´esercito della Salvezza, come nelle chiese avventiste, un tavolo e, al centro di tutto, la Bibbia. Fin qui siamo arrivati da 500 anni, da qui, con fiducia, proseguiamo il cammino.


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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