14 Dicembre 2019

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500 anni dalla Riforma: protestanti in festa, per le strade di Milano

05-06-2017 08:28 - News
Da piazza dei Mercanti al Teatro Dal verme, un corteo per vivere la fede senza reticenze

Fa caldo, davvero molto caldo tra piazza dei Mercati, adiacente a piazza del Duomo, e piazza Cordusio, dove è esposta la mostra dell´illustratore Matteo Mancini dedicata alla Riforma. Fa caldo, la vigilia di Pentecoste, alle 14,30, ma il fatto che sia una splendida giornata è un buon auspicio per l´ingresso nel «clou» della tre giorni organizzata dalle chiese milanesi come evento centrale dell´anno celebrativo della Riforma.

È, quella che risuona nel centro cittadino, una espressione per certi versi inedita della fede come abitualmente si pensa che la vivano i protestanti – perlomeno quelli delle chiese «storiche» facenti capo alla Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Una fede che i nostri concittadini e concittadine ritengono – non del tutto a torto – solitamente austera, compassata, compresa in modalità trattenute e «posate». Invece l´avvio del corteo, diretto al Teatro dal Verme, dove si svolgerà il culto di Pentecoste (in onda domenica 4 alle 10,20 su Raidue), si manifesta subito come un´occasione per farsi sentire dai passanti e da quanti ancora finiscono il pranzo nei dehors dei locali circostanti. Perché qui si canta. Inizia il coro della chiesa battista di Napoli – via Foria, diretto da Emanuele Aprile, il quale poi nelle varie tappe del corteo dirigerà il canto di questa strana assemblea in cammino, coinvolgendo tutti i presenti. Sono inni di chiesa – pensa un po´ – e se qualcuno dei passanti avrà riconosciuto un classico come Amazing Grace, che gruppi anche italiani portarono nelle hit degli anni ´70, forse altri si saranno chiesti che cosa fosse Lode all´Altissimo.

Ma il bello sta nell´esecuzione: tante persone, è vero, ma nessuna amplificazione (a parte i megafoni alla testa del corteo) e tantomeno strumenti musicali elettronici. Dunque solo un immenso coro «a cappella», serio ma non serioso, convinto, fiducioso e lieto nel raccontare la propria fede senza reticenze. E in testa, dietro lo striscione, i più piccoli e i giovani della Federazione giovanile evangelica in Italia, che hanno dato vita a uno dei laboratori della mattina. Davanti al teatro, nell´attesa di entrare, un coro battista giunto dalla Virginia ha ripreso uno dei classici della tradizione musicale protestante, che sicuramente ha toccato qualcuno dei passanti all´attualità di Martin L. King: Noi trionferemo.

E poi ci sono fratelli e sorelle di chiesa: pullman dalle valli valdesi, singoli e gruppi delle chiese giunti in treno; eroici i rappresentanti delle chiese battiste della Puglia, davvero un gran viaggio il loro.

Ma questa era la volontà degli organizzatori: dire alla cittadinanza (Milano oggi, poi, a fine ottobre Roma) che i protestanti celebrano un evento storico facendo... quello che in realtà fanno da 500 anni a questa parte: ringraziando il Signore che ha dato loro il compito di annunciare la sua Parola nelle forme e nei modi che i tempi richiedono. Un´altra indicazione i protestanti se la sono dati loro stessi: quella di riformare continuamente la chiesa. Ma questo si fa non solo con quello spirito critico, diventato proverbiale, per cui secondo la vulgata dei media ai protestanti mai nulla va veramente bene. No, la ecclesia semper reformanda è la chiesa che vive, che semplicemente prega, annuncia l´Evangelo con tutti i mezzi possibili, che si ritrova per le vie cittadine per un culto, ma che poi vive giorno per giorno nella sua realtà locale, che riforma se stessa essendo autenticamente se stessa.

Ora il culto di Pentecoste. Al Teatro Dal Verme c´è un migliaio di persone: ci sono gli strumenti, i coristi. Al centro, come negli antichi templi delle valli valdesi, come nelle chiese metodiste (molte delle quali etniche), in quelle battiste lungo la Penisola, come nelle adunate dell´esercito della Salvezza, come nelle chiese avventiste, un tavolo e, al centro di tutto, la Bibbia. Fin qui siamo arrivati da 500 anni, da qui, con fiducia, proseguiamo il cammino.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Sabato 14 Dicembre

Signore, tu hai fatto risalir l’anima mia dal soggiorno dei morti, tu m’hai ridato la vita perché io non scendessi nella tomba (Salmo 30, 3)
Il dono di dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore ( Romani 6, 23)

Frutto del silenzio è la preghiera. Frutto della preghiera è la fede. Frutto della fede è l’amore. Frutto dell’amore è il servire.
Madre Teresa di Calcutta

I Tessalonicesi 4, 13-18; Isaia 48, 12-22


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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