12 Dicembre 2019

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50 anni di occupazione dei territori palestinesi. Il rammarico del Consiglio ecumenico

17-06-2017 07:16 - News
Il Comitato esecutivo del CEC redige un documento in quattro lingue per denunciare i fallimenti dei processi di pace e per rilanciare azioni e dialogo per la giustizia e la riconciliazione fra Palestina e Israele

100 anni dopo la dichiarazione di Balfour e cinquant´anni dopo l´occupazione israeliana dei territori palestinesi, conquistati nella guerra del 1967, il comitato esecutivo del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) lamenta il continuo fallimento delle parti nella ricerca di una pace giusta e stigmatizza "l´indelebile macchia sulla coscienza dei membri della comunità internazionale" per il loro fallimento nel risolvere la situazione.

"Nel corso degli ultimi cinque decenni il CEC ha sempre riconosciuto lo Stato di Israele e i suoi legittimi bisogni di sicurezza, nonché i bisogni delle comunità palestinesi. Ha sempre fatto appello ad approcci non violenti e denunciato l´uso delle armi e della violenza, da qualunque parte provenisse" si legge nella "Dichiarazione su 50 anni di occupazione" stilata dal Comitato esecutivo del CEC riunito fino a ieri a Bossey (Ginevra) e tradotta in francese, tedesco, spagnolo e arabo. Tuttavia, prosegue il documento "mezzo secolo dopo la guerra del 1967, non c´è ancora pace e giustizia tra gli abitanti della terra di nascita, morte e risurrezione di Cristo. L´occupazione israeliana dei territori palestinesi continua senza alcuna soluzione politica all´orizzonte. L´acquiescenza internazionale ha incoraggiato e consentito all´occupazione israeliana di diventare, nei fatti, una colonizzazione permanente".

Il CEC invita a rinnovare l´impegno a parlare e agire per la giustizia e la pace in Palestina e Israele.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Giovedì 12 Dicembre

Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio e avvicinati per ascoltare (Ecclesiaste 5,1)
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole (Matteo 6, 7)

Fa’ che la tua bocca sia in silenzio, allora parlerà il tuo cuore. Sia in silenzio il tuo cuore, allora parlerà Dio.
Dalla Chiesa Copta

II Corinzi 5, 1-10; Isaia 45, 18-25


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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