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50 anni di occupazione dei territori palestinesi. Il rammarico del Consiglio ecumenico

17-06-2017 07:16 - News
Il Comitato esecutivo del CEC redige un documento in quattro lingue per denunciare i fallimenti dei processi di pace e per rilanciare azioni e dialogo per la giustizia e la riconciliazione fra Palestina e Israele

100 anni dopo la dichiarazione di Balfour e cinquant´anni dopo l´occupazione israeliana dei territori palestinesi, conquistati nella guerra del 1967, il comitato esecutivo del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) lamenta il continuo fallimento delle parti nella ricerca di una pace giusta e stigmatizza "l´indelebile macchia sulla coscienza dei membri della comunità internazionale" per il loro fallimento nel risolvere la situazione.

"Nel corso degli ultimi cinque decenni il CEC ha sempre riconosciuto lo Stato di Israele e i suoi legittimi bisogni di sicurezza, nonché i bisogni delle comunità palestinesi. Ha sempre fatto appello ad approcci non violenti e denunciato l´uso delle armi e della violenza, da qualunque parte provenisse" si legge nella "Dichiarazione su 50 anni di occupazione" stilata dal Comitato esecutivo del CEC riunito fino a ieri a Bossey (Ginevra) e tradotta in francese, tedesco, spagnolo e arabo. Tuttavia, prosegue il documento "mezzo secolo dopo la guerra del 1967, non c´è ancora pace e giustizia tra gli abitanti della terra di nascita, morte e risurrezione di Cristo. L´occupazione israeliana dei territori palestinesi continua senza alcuna soluzione politica all´orizzonte. L´acquiescenza internazionale ha incoraggiato e consentito all´occupazione israeliana di diventare, nei fatti, una colonizzazione permanente".

Il CEC invita a rinnovare l´impegno a parlare e agire per la giustizia e la pace in Palestina e Israele.


Fonte: NEV - notizie evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
O T T O B R E
Versetto del mese:
Facciamo attenzione gli uni agli altri
per incitarci all’amore e alle buone opere

(Ebrei 10, 24)



Salmo della settimana: 62

Domenica 17 Ottobre
O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustixzia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio? (Michea 6,8)


Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l agnello condotto al mattatoio, egli non aprì la bocca (Isaia 53,7)
Oltraggiato, Gesù non rendeva gli oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva a colui che giudica giustamente (I Pietro 2,23)


Tu sai cosa è la sofferenza, tu sai cosa è il dolore, perché sei mio fratello, figlio dell uomo e di Dio
Otmar Schulz


Marco 10, 2-16; II Corinzi 3, 3-9; Genesi 8, 18-22; 9,12-17























































Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma 20 agosto 2021
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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