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Soccorsi in mare. Un´alternativa c´è: i "corridoi umanitari"

29-06-2017 08:15 - News
Mentre al largo delle coste libiche in soli 4 giorni sono state salvate 10mila vite in mare, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), co-promotrice dei "corridoi umanitari", si appresta ad accogliere dal Libano un altro gruppo di profughi siriani e iracheni. Imminente l´apertura di un "corridoio umanitario" anche verso la Francia

In soli 4 giorni oltre diecimila uomini, donne e bambini sono stati soccorsi in mare. "L´Italia è in prima linea nel Mediterraneo per salvare migliaia di vite umane nell´ambito di un fenomeno epocale ha detto dal Canada, dov´è in visita di Stato, il presidente delle Repubblica Sergio Mattarella, proseguendo: e ciò accade ai confini dell´Europa, senza ancora suscitare nel nostro continente né adeguata consapevolezza né l´emergere di sensibilità sufficientemente condivise, necessario preludio di incisive azioni comuni".

L´Italia, un anno e mezzo fa, è stato il primo paese in Europa a dare fiducia alla società civile per realizzare quella che poteva sembrare un´utopia: i corridoi umanitari. Un´iniziativa ecumenica che con l´accordo dei Ministeri dell´Interno e degli Esteri è stata portata avanti con successo da Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant´Egidio. Grazie a questo progetto-pilota in 14 mesi 800 persone, in stragrande maggioranza siriane, hanno potuto entrare legalmente e in tutta sicurezza in Italia, evitando i trafficanti di esseri umani. Il 4 luglio è previsto l´arrivo del prossimo gruppo dal Libano, una sessantina di donne, uomini, bambini in condizione di alta vulnerabilità. L´Italia ha fatto da apripista su questo fronte: un progetto analogo sta partendo anche in Francia.

La FCEI, co-promotrice dei "corridoi umanitari", con il suo Programma rifugiati e migranti Mediterranean Hope (MH) è presente anche a Lampedusa. Gli operatori della FCEI, che al Molo Favaloro dell´isola forniscono aiuti di primissima accoglienza ai sopravvissuti in mare, sono gli stessi che dai campi profughi libanesi accompagnano i beneficiari dei "corridoi umanitari" sugli aerei diretti a Roma-Fiumicino. Nel primo caso vedono gli effetti che genera il traffico degli esseri umani e l´inerzia delle politiche europee, nel secondo partecipano alla realizzazione di una pratica alternativa, certo, di contenuta incidenza numerica, ma di grande significato politico e umanitario.

Francesco Piobbichi, operatore di FCEI-MH, in azione tra Lampedusa e Beirut, dopo gli ultimi sbarchi al molo Favaloro si dice avvilito: "L´effetto che si prova fornendo assistenza a Lampedusa dopo aver lavorato poche settimane prima ai corridoi umanitari in Libano, è di enorme rabbia: da una parte l´indifferenza dell´Europa che lascia in balia del mare queste persone, dall´altro l´attivismo della società civile che fa delle proposte concrete in tema di gestione dei flussi migratori, che però sono ignorate dalla maggioranza dei governi europei. Lo scorso mese sono rimasto sconvolto assistendo uno sbarco dove c´erano molte famiglie siriane, in tutto simili alle persone che portiamo in sicurezza con un volo aereo in Italia dal Libano. Non avevano le valigie, i loro bambini non sorridevano, ed avevano sul viso la paura del viaggio. Da una parte la dignità dell´accoglienza nel diritto, dall´altra la logica dell´emergenza che sembra aver chiuso ogni alternativa".

Proprio ieri a Strasburgo, a margine dell´Assemblea parlamentare del Consiglio d´Europa, la delegazione italiana guidata dall´on. Michele Nicoletti, ha promosso un evento dal titolo: "Corridoi umanitari: un´alternativa alla tratta nel Mediterraneo".

Il modello dei corridoi umanitari è replicabile in tutti i paesi dell´area Schengen. Il 14 marzo scorso è stato firmato in Francia un accordo che permetterà, con procedure simili a quelle avviate in Italia, l´arrivo in un anno e mezzo di 500 profughi siriani e iracheni. Altri Stati europei hanno manifestato la loro attenzione al progetto.


Fonte: NEV - notizie evangeliche

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 25 LUGLIO

Tu hai preservato l´anima mia dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi da cadute
(Salmo 116,8)

Epafròdito è stato ammalato, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore (Filippesi 2,27)

Io so di certo che Dio mi ama di cuore, anche se ora sono in grande pena e non vedo come mi si potrebbe aiutare. Ma Dio può fare miracoli. Li farà, perciò voglio pregarlo e credere che mi ascolta e mi salva.
Martin Lutero


Atti degli apostoli 2,32-40; Filippesi 3,17-21

PREGHIERA

Signore, grazie perché ci sveli i
meccanismi perversi dei quali
cadiamo vittime e che, senza
rendercene conto, perpetuiamo.
Grazie perché ci offri
un’alternativa. Grazie perché ci
rendi capaci di rifiutare le violenze
e gli stessi modelli maschili che
le propongono. Grazie perché in
Gesù Cristo ci hai donato l’unico
modello che ci può salvare. Amen.

Il Vangelo ci parla

Esodo 20,4-6 (parte seconda)

di Lothar Vogel

«Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l´iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.»

Nell´interpretazione del Primo comandamento nel Grande catechismo di Lutero, che è al centro di questa serie di meditazioni, il divieto delle immagini non è esplicitato ma le allusioni a questo precetto non mancano. Scrive il riformatore di Wittenberg: «Puoi comprendere facilmente che avere un Dio non vuol dire toccarlo con le dita, afferrarlo e metterlo nel sacco oppure chiuderlo in un cassetto. Afferrare in questo caso vuol dire che il cuore si aggrappa e si attacca a Lui. Essere attaccati a Lui con il cuore non è altro che fidarsi di Lui totalmente. Egli vuole distaccarci da tutte le altre cose che sono all´infuori di Lui e tirarci verso di Sé, poiché Lui è il solo bene eterno.»

La riflessione di Lutero sul Primo comandamento è partita dalla premessa che credere significa «avere» un Dio di cui fidarsi. Vista così la fede appare come una scelta umana assai arbitraria. Ora, di fronte all´unico vero Dio, la logica del discorso si rovescia. Quel Dio di cui vale la pena fidarsi non può restare l´oggetto di una frase oppure di un´azione, e laddove compare in questa funzione, il rapporto tra soggetto e oggetto si capovolge per forza. Nella quotidianità ci sono tante cose tangibili di cui ci fidiamo: i nostri beni, i soldi, le competenze nostre e altrui, anche le persone che sono attorno a noi (ma già in quest´ultimo caso, se le persone ci diventano oggetti, andiamo incontro a una crisi che ci costringerà o a subire la perdita dell´oggetto di fiducia o a farci "convertire"). Nella lingua tedesca il rovesciamento dei rapporti a fronte del solo vero Dio si esprime con grande chiarezza nel verbo «sich verlassen», tradotto sopra con «fidarsi». Questo verbo è un derivato di «lassen», cioè «lasciare», ed esprime un´azione che si compie nel «lasciar andare» qualcosa in modo passivo, nel riconoscimento della propria non autosufficienza. Pertanto, ciò che ci è chiesto innanzi a Dio è di lasciar superare la nostra pretesa di autodeterminazione, lasciar andare le cose come vuole Lui.

In quest´ottica, il Primo comandamento decostruisce ogni rivendicazione identitaria in ambito religioso. È inevitabile che riflettiamo sulla questione chi siamo (da singoli, da chiese, da associazioni, da paesi) e che in qualche modo affermiamo ciò che ci spetta. Sarebbe illusorio negarlo; in quel caso le rivendicazioni sarebbero soltanto derivate verso i fiumi carsici della dissimulazione. Quando invece ci parla l´unico Dio, la nostra autodeterminazione, anche quella religiosa, si trasforma in ricettività e passività totali e il nostro cuore finisce attaccato a Colui che è il solo a salvarci.

LIBRI

Martin Lutero e Katharina von Bora: da monaci a marito e moglie

“Benché per diverse ragioni Lutero si sia sposato assai tardi, nessun Riformatore ha tessuto un elogio così convinto del matrimonio, restituendogli, in un tempo che lo considerava inferiore all’ideale cristiano del celibato, la dignità massima di ‘opera di Dio’”.

Così scrive il professor Paolo Ricca nell’introduzione al volume “Da monaco a marito” che contiene la traduzione di due scritti di Martin Lutero sul matrimonio e la vita familiare. Si tratta de “La vita matrimoniale” del 1522 e delle “Questioni matrimoniali” del 1530.

Il titolo del libro dell’editrice Claudiana che li raccoglie è quanto mai significativo perché non riguarda solo la biografia del riformatore – che sposò nel 1525 l’ex monaca Katharina von Bora, quindi anch’essa ‘da monaca a moglie’ -, ma descrive una delle più grandi rivoluzioni operate dal protestantesimo: l’aver fatto della famiglia – invece del convento – il luogo primario della testimonianza evangelica, in cui, nella specialissima relazione con il coniuge e i figli, si impara la riconoscenza a Dio, l’amor per il prossimo e l’agire per il bene comune.

Il volume si apre con una pregevole e fluente introduzione di Paolo Ricca che esamina praticamente tutti gli scritti di Lutero sul matrimonio, definendone la teologia.

Uno spaccato della vita matrimoniale di Martin e Katherina è offerto da un’altra pubblicazione dell’editrice Claudiana “Lettere a Katharina von Bora“, una raccolta di 21 missive inviate da Lutero alla moglie in un arco di tempo molto vasto: dal 1529 – anno dei colloqui di Marburgo in c

ui si consumò la frattura tra i Lutero e Zwingli e di cui il riformatore parla alla moglie – fino al 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della morte di Lutero.

Oltre a farci conoscere un Lutero intimo e privato – il Lutero marito e padre è realmente una sorpresa! -, la raccolta curata da Reinhard Dithmar ci presenta il rapporto tra un marito e una moglie molto amata e stimata, anche in campo teologico.

Martin Lutero, “Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio”, Claudiana, pagg. 284, euro 19.50.

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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