14 Dicembre 2017
le interviste

RICERCA FILOSOFICA ED ESPERIENZA RELIGIOSA. INTERVISTA AD ADRIANO FABRIS

le interviste
31-07-2017 - Intervista a Adriano Fabris
T.P. Professor Fabris, Lei è uno studioso di Filosofia della religione, una disciplina che mette in relazione due mondi che fra loro differiscono non poco: su quale piano tuttavia essi s´incontrano? Ma anzitutto, che cosa esprimono essenzialmente i termini "filosofia" e "religione"?
A.F. Filosofia e religione, considerate da un punto di vista antropologico, sono due possibilità dell´essere umano. Dovremmo parlare più precisamente di atteggiamento filosofico e di esperienza religiosa. L´atteggiamento filosofico è quello per cui chi fa filosofia prende le distanze dalle cose del mondo, dagli altri esseri umani, addirittura da se stesso, e si pone alcune domande, cercando di comprendere ciò che nelle cose, negli altri esseri umani, in lui stesso lo sorprende e lo coinvolge. Questo distacco assume varie forme. Può essere un´oggettivazione, può essere la semplice posizione di un tema. In ogni caso, attraverso le domande, e i tentativi di risposta che chi fa filosofia può dare, il filosofo si disloca rispetto al mondo, agli altri esseri umani, a se stesso. Si trova, più precisamente, in una condizione paradossale: è al tempo stesso fuori (grazie all´atteggiamento filosofico) e dentro (nella sua vita, di cui pure l´atteggiamento filosofico è parte) la relazione con le cose, con gli altri, con se stesso. Il problema della filosofia è dunque quello di capire questa relazione e motivare a metterla in opera bene.
L´esperienza religiosa, sempre da un punto di vista antropologico, è animata invece e anzitutto da un coinvolgimento preliminare. Nella tradizione ebraico-cristiana, ma anche nel contesto islamico, questo coinvolgimento si chiama "fede"...

T.P. Mi ha sempre interessato lo studio del rapporto tra filosofia e cristianesimo, su cui torneremo dopo. Vorrei intanto conoscere la sua opinione sul rapporto tra filosofia e Islam. Qual è il più importante contributo dell´Islam allo sviluppo del pensiero filosofico?
A.F. Il contributo che l´Islam ha dato alla filosofia è stato importante in alcuni momenti ben precisi della storia del pensiero, ad esempio in epoca medievale. Ma non è questo ciò che oggi risulta maggiormente significativo. Non basta, per rispondere alla sua domanda, tornare al passato e segnalare l´apporto che i pensatori islamici hanno dato in certi periodi storici alla trasmissione e all´approfondimento dei testi fondamentali della filosofia greca. Dobbiamo capire che cosa l´Islam può dare oggi alla filosofia, e che cosa la filosofia può offrire all´esperienza religiosa islamica...

T.P. Oggi il postmodernismo è presente in vari settori disciplinari, teologia compresa. Cosa ne pensa di una filosofia postmoderna del cristianesimo e della religione?
A.F. C´è sicuramente chi, ancora oggi, parla delle tematiche del cristianesimo in termini postmoderni: penso al Vattimo di Credere di credere. E c´è chi, fra i teologi, ancora lo segue. Personalmente, però, non sono convinto che questo sia un approccio corretto. Anzitutto perché, a ben vedere, la nostra epoca non è tanto "postmoderna", quanto, per molti suoi aspetti, "ipermoderna"...
https://www.filosofiadellareligione.it/.../52-ricerca-filosof...



scritto da a cura di Tudor Petcu in collaborazione con Michele Turrisi

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 12 DICEMBRE

La mia lingua celebrerà la tua parola, perché tutti i tuoi comandamenti sono giustizia
(Salmo 119,172)

La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l´impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali (Colossesi 3,16)

Padre, Ti supplichiamo che nella tua Parola tutti trovar possiamo pace e allegrezza, ardor!
Innario cristiano

Isaia 26,7-15; Zaccaria 6,1-8

PREGHIERA

Con noi la passione
per il mondo del Padre
per noi l’amore
per i nemici del Figlio
davanti a noi la femminile santità
del loro Spirito
intorno a noi la vitalità
trinitaria di Dio. Amen

Kurt Marti

Il Vangelo ci parla

Luca 12,35

di Marco Gisola

«I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese»

Il 26 novembre è l’ultima domenica dell’anno liturgico; con l´Avvento si ricomincerà dall’ “inizio”, dai racconti che ci fanno riflettere e meditare sulla nascita di Gesù, cioè sulla prima venuta del Redentore nel mondo; “avvento” infatti significa “venuta”, “arrivo”. Proprio il versetto del giorno dell’ultima domenica dell’anno liturgico ci invita ad attendere vigilanti e ad essere pronti «perché il Figlio dell´uomo verrà nell´ora che non pensate» (v. 40), riferendosi alla seconda venuta, cioè al ritorno di Cristo.

Potremmo quindi dire che tutta la vita cristiana è un Avvento, perché come cristiani attendiamo costantemente il ritorno di Gesù. Viviamo, dunque, tra la prima e la seconda venuta di Gesù. Ciò significa innanzitutto che gli eventi fondamentali della nostra fede non dipendono da noi, ma sono iniziativa unilaterale di Dio: è lui che ha deciso di mandare suo Figlio nel mondo, è lui che deciderà il suo ritorno.

E poi significa che come cristiani viviamo dunque in un tempo che non è un tempo qualunque, ma è un tempo che sta dopo la venuta di Cristo e prima del suo ritorno. È il tempo della speranza: la speranza è costituita da un lato dall’attesa e d’altro lato dalla preparazione per farci trovare pronti quando il Signore verrà.

Attesa, nel senso che il compimento è nelle mani di Dio, perché sarà Cristo a realizzare tutte le promesse di Dio quando tornerà a portarci il suo regno. Ma anche preparazione perché siamo chiamati a tenere i nostri fianchi cinti e le nostre lampade accese. Avere i fianchi cinti e le lampade accese vuol dire stare vigili e attenti a ciò che il Signore vuole dirci attraverso la sua Parola per essere pronti a metterci in cammino per andare dove il Signore ci chiama.

Fianchi cinti e lampade accese, ovvero attesa, preparazione, ascolto, fiducia… questo è il tempo che viviamo oggi, proiettati con speranza verso il futuro che Dio ci prepara.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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