25 Luglio 2017
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le interviste

Paolo Ricca: La Riforma ha fatto bene anche alla Chiesa cattolica

le interviste
29-11-2016 - Intervista a Paolo Ricca
Per il teologo valdese Paolo Ricca "il Concilio di Trento ha rielaborato anche alcune istanze protestanti, sia pure in altra forma. E ciò ha aiutato i cattolici a ripensarsi"

Paolo Ricca lo ripete da tempo: l´ecumenismo non è una questione di galateo fra le Chiese. "E il modo in cui ci accingiamo a ricordare il quinto centenario della Riforma lo dimostra nel modo migliore", aggiunge. Teologo valdese, da sempre attento al dialogo con il cattolicesimo e autore di numerosi studi sulla storia del cristianesimo in età moderna, Ricca guarda con molto interesse alle novità che stanno affiorando in questo periodo, tra il viaggio di papa Francesco in Svezia delle scorse settimane e l´ormai imminente ricorrenza del 2017, che segna il mezzo millennio esatto dalla pubblicazione delle 95 tesi sulle indulgenze da parte di Martin Lutero. "In passato - ricorda Ricca - questo genere di celebrazione era un fatto abbastanza solitario, nel quale erano coinvolti solamente i figli della Riforma. Adesso c´è una coralità concreta, che accomuna protestanti e cattolici nel riconoscimento del carattere sostanzialmente positivo della svolta avvenuta del XVI secolo all´interno della cristianità. Lo considero un passo decisivo, anche se il cammino resta lungo".

Che cosa manca, secondo lei?
Partirei da quello che abbiamo guadagnato, intanto. Con il Concilio Vaticano II, in primo luogo, è caduta la definizione di "eretici" precedentemente destinata ai protestanti. Da lì in poi si è sviluppata una corrente di riflessioni e approfondimenti che hanno riportato alla luce la correlazione strettissima tra la Riforma e l´azione riformatrice attuata dalla Chiesa cattolica attraverso il Concilio di Trento. Che condannava Lutero, certo, ma ne faceva proprie molte istanze, sia pure rielaborandole in altra forma. La Riforma, alla fine, non ha solo creato un nuovo modello di Chiesa, ma ha anche portato al ripensamento profondo della già esistente.

A prezzo di una divisione, però.
Oggi sempre meno avvertita. Non mi fraintenda: le differenze esistono ancora, ma pesano molto meno rispetto al passato, anche grazie ai contatti personali tra i cristiani delle varie confessioni, grazie alla consuetudine amichevole che trova particolare espressione nella Settimana di preghiera per l´unità. I frutti più significativi sono sul piano spirituale, in una sorta di meticciato che riguarda sì il rapporto fra una Chiesa e l´altra, ma anche il modo in cui in ciascuna comunità si prega, si legge la Parola di Dio, la si studia e commenta. È un risultato importante, rispetto al quale non si potrà più tornare indietro. Anche perché non c´è alcuna intenzione di farlo, per fortuna.

La valorizzazione del comune battesimo è la via su cui proseguire?
In senso assoluto sì, per quanto ci siano aspetti delicati, da non sottovalutare. La questione del battesimo dei neonati, sollevata nel Cinquecento dal movimento anabattista, non è ancora stata discussa nelle sue implicazioni, che restano tutt´altro che irrilevanti. Se ci atteniamo alla testimonianze più antiche, ci rendiamo conto di come a essere battezzati fossero sempre adulti che, consapevoli della propria fede, richiedevano espressamente di diventare cristiani. Il battesimo dei neonati non risponde a questa logica e richiederebbe, se non altro, un supplemento di riflessione condivisa. L´obiettivo non è necessariamente quello di accogliere la tesi anabattista, per la quale il battesimo amministrato agli infanti è da considerarsi nullo. A dover essere chiarite sono semmai le implicazioni teologiche del battesimo, anche in rapporto alla dottrina sul peccato originale.

Quali altri elementi andrebbero affrontati, a suo avviso?
Senza dubbio quello relativo alla Cena del Signore. Com´è noto, la celebrazione dell´Eucaristia ha suscitato differenze e perfino divisioni nello stesso ambito protestante. La posizione di Lutero, nella fattispecie, era del tutto antitetica rispetto a quella espressa da Zwingli e il contrasto non è stato superato fino al 1973, anno in cui fu sottoscritta la Concordia di Leuenberg tra luterani e riformati.

In che cosa consiste, da ultimo, il contributo di Lutero al cristianesimo?
Nel pieno riconoscimento del valore della libertà umana e, insieme, nell´accoglimento della Grazia incondizionata. Un tema, quest´ultimo, che può essere declinato in molti modi, compreso quello della misericordia da cui è stato caratterizzato il Giubileo appena concluso. Prima della Riforma, la predicazione della Chiesa insisteva sulla nozione di Grazia condizionata, per accedere alla quale sono necessarie forme di mediazione più o meno articolate. Con Lutero Grazia e libertà si ritrovano a convergere nel solus Christus, in una visione radicalmente cristocentrica che pure non ha nulla di esclusivo o, peggio, di esclusivista. Più semplicemente, affermare la centralità di Cristo significa riconoscere che in lui si trova tutto quello che è necessario alla nostra salvezza.

E dal punto di vista storico?
Nel profondo Lutero è sempre rimasto un credente medievale, che però ha colto nella sua vicenda personale i primi lampi della modernità. Trovo molto toccanti, oltre che rivelatrici, le parole che gli vengono attribuite in punto di morte: "Siamo mendicanti, questo è vero". È la preghiera dell´uomo medievale, che cerca Dio con tutto se stesso, senza mai smettere di invocarlo. Detto questo, andrà ammesso che in Lutero non sono mancate le contraddizioni, specie nel corso degli anni Trenta, quando il Riformatore invoca l´intervento dell´autorità politica per reprimere gli anabattisti e per mettere fine alla Guerra dei contadini. Sono scelte che segnano un punto critico e che oggi possiamo provare a spiegare in sede storica, a patto di non voler misurare il XVI secolo sulla base della nostra contemporaneità. Eppure, nonostante tutto, è innegabile che Lutero abbia immesso nella coscienza moderna la mina della libertà del cristiano, che si costituisce come soggetto dell´Evangelo in quanto oggetto della Grazia.

Ma Lutero aveva messo in conto lo scisma?
Le sue intenzioni iniziali andavano nella direzione di un emendamento della dottrina sulle indulgenze: la rivoluzione del quadro ecclesiale non era assolutamente prevista, né voluta. Forse, se papa Leone X avesse letto il trattato Sulla libertà del cristiano che Lutero gli aveva devotamente dedicato, gli eventi avrebbero preso un altro corso. Fu la scomunica, purtroppo, a determinare il sorgere di un movimento autonomo e alternativo alla Chiesa di Roma.

(da Avvenire, 26 nov. 2016; intervista di Alessandro Zaccuri; https://www.avvenire.it/agora/pagine/riforma)


scritto da Alessandro Zaccuri - Avvenire

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 25 LUGLIO

Tu hai preservato l´anima mia dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi da cadute
(Salmo 116,8)

Epafròdito è stato ammalato, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore (Filippesi 2,27)

Io so di certo che Dio mi ama di cuore, anche se ora sono in grande pena e non vedo come mi si potrebbe aiutare. Ma Dio può fare miracoli. Li farà, perciò voglio pregarlo e credere che mi ascolta e mi salva.
Martin Lutero


Atti degli apostoli 2,32-40; Filippesi 3,17-21

PREGHIERA

Signore, grazie perché ci sveli i
meccanismi perversi dei quali
cadiamo vittime e che, senza
rendercene conto, perpetuiamo.
Grazie perché ci offri
un’alternativa. Grazie perché ci
rendi capaci di rifiutare le violenze
e gli stessi modelli maschili che
le propongono. Grazie perché in
Gesù Cristo ci hai donato l’unico
modello che ci può salvare. Amen.

Il Vangelo ci parla

Esodo 20,4-6 (parte seconda)

di Lothar Vogel

«Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l´iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.»

Nell´interpretazione del Primo comandamento nel Grande catechismo di Lutero, che è al centro di questa serie di meditazioni, il divieto delle immagini non è esplicitato ma le allusioni a questo precetto non mancano. Scrive il riformatore di Wittenberg: «Puoi comprendere facilmente che avere un Dio non vuol dire toccarlo con le dita, afferrarlo e metterlo nel sacco oppure chiuderlo in un cassetto. Afferrare in questo caso vuol dire che il cuore si aggrappa e si attacca a Lui. Essere attaccati a Lui con il cuore non è altro che fidarsi di Lui totalmente. Egli vuole distaccarci da tutte le altre cose che sono all´infuori di Lui e tirarci verso di Sé, poiché Lui è il solo bene eterno.»

La riflessione di Lutero sul Primo comandamento è partita dalla premessa che credere significa «avere» un Dio di cui fidarsi. Vista così la fede appare come una scelta umana assai arbitraria. Ora, di fronte all´unico vero Dio, la logica del discorso si rovescia. Quel Dio di cui vale la pena fidarsi non può restare l´oggetto di una frase oppure di un´azione, e laddove compare in questa funzione, il rapporto tra soggetto e oggetto si capovolge per forza. Nella quotidianità ci sono tante cose tangibili di cui ci fidiamo: i nostri beni, i soldi, le competenze nostre e altrui, anche le persone che sono attorno a noi (ma già in quest´ultimo caso, se le persone ci diventano oggetti, andiamo incontro a una crisi che ci costringerà o a subire la perdita dell´oggetto di fiducia o a farci "convertire"). Nella lingua tedesca il rovesciamento dei rapporti a fronte del solo vero Dio si esprime con grande chiarezza nel verbo «sich verlassen», tradotto sopra con «fidarsi». Questo verbo è un derivato di «lassen», cioè «lasciare», ed esprime un´azione che si compie nel «lasciar andare» qualcosa in modo passivo, nel riconoscimento della propria non autosufficienza. Pertanto, ciò che ci è chiesto innanzi a Dio è di lasciar superare la nostra pretesa di autodeterminazione, lasciar andare le cose come vuole Lui.

In quest´ottica, il Primo comandamento decostruisce ogni rivendicazione identitaria in ambito religioso. È inevitabile che riflettiamo sulla questione chi siamo (da singoli, da chiese, da associazioni, da paesi) e che in qualche modo affermiamo ciò che ci spetta. Sarebbe illusorio negarlo; in quel caso le rivendicazioni sarebbero soltanto derivate verso i fiumi carsici della dissimulazione. Quando invece ci parla l´unico Dio, la nostra autodeterminazione, anche quella religiosa, si trasforma in ricettività e passività totali e il nostro cuore finisce attaccato a Colui che è il solo a salvarci.

LIBRI

Martin Lutero e Katharina von Bora: da monaci a marito e moglie

“Benché per diverse ragioni Lutero si sia sposato assai tardi, nessun Riformatore ha tessuto un elogio così convinto del matrimonio, restituendogli, in un tempo che lo considerava inferiore all’ideale cristiano del celibato, la dignità massima di ‘opera di Dio’”.

Così scrive il professor Paolo Ricca nell’introduzione al volume “Da monaco a marito” che contiene la traduzione di due scritti di Martin Lutero sul matrimonio e la vita familiare. Si tratta de “La vita matrimoniale” del 1522 e delle “Questioni matrimoniali” del 1530.

Il titolo del libro dell’editrice Claudiana che li raccoglie è quanto mai significativo perché non riguarda solo la biografia del riformatore – che sposò nel 1525 l’ex monaca Katharina von Bora, quindi anch’essa ‘da monaca a moglie’ -, ma descrive una delle più grandi rivoluzioni operate dal protestantesimo: l’aver fatto della famiglia – invece del convento – il luogo primario della testimonianza evangelica, in cui, nella specialissima relazione con il coniuge e i figli, si impara la riconoscenza a Dio, l’amor per il prossimo e l’agire per il bene comune.

Il volume si apre con una pregevole e fluente introduzione di Paolo Ricca che esamina praticamente tutti gli scritti di Lutero sul matrimonio, definendone la teologia.

Uno spaccato della vita matrimoniale di Martin e Katherina è offerto da un’altra pubblicazione dell’editrice Claudiana “Lettere a Katharina von Bora“, una raccolta di 21 missive inviate da Lutero alla moglie in un arco di tempo molto vasto: dal 1529 – anno dei colloqui di Marburgo in c

ui si consumò la frattura tra i Lutero e Zwingli e di cui il riformatore parla alla moglie – fino al 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della morte di Lutero.

Oltre a farci conoscere un Lutero intimo e privato – il Lutero marito e padre è realmente una sorpresa! -, la raccolta curata da Reinhard Dithmar ci presenta il rapporto tra un marito e una moglie molto amata e stimata, anche in campo teologico.

Martin Lutero, “Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio”, Claudiana, pagg. 284, euro 19.50.

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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