25 Luglio 2017
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Metodisti britannici. E´ l´ora di prendere dei rischi nel nome dell´evangelo

05-07-2017 08:25 - Fede e spiritualità
"So di far parte di una chiesa, che al momento, è in declino numerico, ma sono anche legata a un evangelo che in declino non è di certo. Dobbiamo quindi chiederci: non è forse arrivato il momento di essere più radicali nella nostra fede, di prenderci dei rischi nel nome dell´evangelo?" Così ha esordito la pastora Loraine Mellor, nel suo primo discorso da neoeletta presidente della Conferenza metodista britannica.

Quest´anno i metodisti d´oltremanica, riuniti a Birmingham dal 22 al 29 giugno, si sono confrontati in modo schietto e diretto con le statistiche che vedono la storica denominazione protestante perdere ogni anno il 3.5% dei propri membri di chiesa, arrivando al numero attuale di 188 mila fedeli in tutta la Gran Bretagna.

"Sono numeri che rappresentano una sfida che va al di là delle statistiche ma che riguarda il nostro verso essere chiesa ha detto il segretario della Conferenza, Gareth Powell . Dobbiamo riprendere sul serio la nostra responsabilità di comunità che esprime quell´amore di Dio che porta ad avere attenzione per le altre persone e guida a Cristo".

Il rapporto sulle statistiche ha dunque aperto un dibattito che, al di là dei numeri, riguarda molti aspetti della testimonianza metodista. "La consistenza numerica delle nostre chiese da sola, non racconta tutta la storia ha precisato il pastore Doug Swanney che ha presentato alla Conferenza il rapporto -. In base alle stesse statistiche risulta che ogni settimana nelle chiese metodiste della Gran Bretagna passano non meno di mezzo milione di persone" in relazione ad attività interne ed esterne alle chiese stesse, come gruppi giovanili, caffè, iniziative aperte alla società. Questi "modi alternativi di essere chiesa" vanno analizzati e condivisi.

Un´altra caratteristica emersa dal rapporto è che i metodisti sono sempre più una realtà multiculturale. "Nell´area di Londra, per esempio, il 66% dei metodisti non è di origine britannica", sottolinea il pastore Stephen Poxon, presidente del Comitato per l´Eguaglianza, la diversità e l´inclusione (EDI) nella chiesa. A questo riguardo, la Conferenza ha votato una mozione nella quale impegna la chiesa a raggiungere al proprio interno maggiore eguaglianza ed inclusione, non solo tra persone provenienti da altri continenti, ma anche riguardo alla giustizia di genere, al rendere le chiese luoghi ospitali anche per le persone disabili e all´accoglienza delle persone omosessuali.

Infine, alla Conferenza è stato presentato un importante documento congiunto con alcune proposte concrete per il raggiungimento di una più profonda comunione tra La Chiesa metodista britannica e la Chiesa d´Inghilterra. In particolare, il documento, intitolato "Patto per la missione e il ministero", prevede l´introduzione della figura di un "Vescovo presidente" che sovrintenderebbe alla Conferenza metodista britannica. Questa figura potrebbe aprire la strada a un completo riconoscimento dei ministeri e dei sacramenti delle due chiese.

Dall´Italia alla Conferenza ha partecipato la pastora Mirella Manocchio, presidente dell´Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).


Fonte: NEV - Notizie Evangeliche

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 25 LUGLIO

Tu hai preservato l´anima mia dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi da cadute
(Salmo 116,8)

Epafròdito è stato ammalato, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore (Filippesi 2,27)

Io so di certo che Dio mi ama di cuore, anche se ora sono in grande pena e non vedo come mi si potrebbe aiutare. Ma Dio può fare miracoli. Li farà, perciò voglio pregarlo e credere che mi ascolta e mi salva.
Martin Lutero


Atti degli apostoli 2,32-40; Filippesi 3,17-21

PREGHIERA

Signore, grazie perché ci sveli i
meccanismi perversi dei quali
cadiamo vittime e che, senza
rendercene conto, perpetuiamo.
Grazie perché ci offri
un’alternativa. Grazie perché ci
rendi capaci di rifiutare le violenze
e gli stessi modelli maschili che
le propongono. Grazie perché in
Gesù Cristo ci hai donato l’unico
modello che ci può salvare. Amen.

Il Vangelo ci parla

Esodo 20,4-6 (parte seconda)

di Lothar Vogel

«Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l´iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.»

Nell´interpretazione del Primo comandamento nel Grande catechismo di Lutero, che è al centro di questa serie di meditazioni, il divieto delle immagini non è esplicitato ma le allusioni a questo precetto non mancano. Scrive il riformatore di Wittenberg: «Puoi comprendere facilmente che avere un Dio non vuol dire toccarlo con le dita, afferrarlo e metterlo nel sacco oppure chiuderlo in un cassetto. Afferrare in questo caso vuol dire che il cuore si aggrappa e si attacca a Lui. Essere attaccati a Lui con il cuore non è altro che fidarsi di Lui totalmente. Egli vuole distaccarci da tutte le altre cose che sono all´infuori di Lui e tirarci verso di Sé, poiché Lui è il solo bene eterno.»

La riflessione di Lutero sul Primo comandamento è partita dalla premessa che credere significa «avere» un Dio di cui fidarsi. Vista così la fede appare come una scelta umana assai arbitraria. Ora, di fronte all´unico vero Dio, la logica del discorso si rovescia. Quel Dio di cui vale la pena fidarsi non può restare l´oggetto di una frase oppure di un´azione, e laddove compare in questa funzione, il rapporto tra soggetto e oggetto si capovolge per forza. Nella quotidianità ci sono tante cose tangibili di cui ci fidiamo: i nostri beni, i soldi, le competenze nostre e altrui, anche le persone che sono attorno a noi (ma già in quest´ultimo caso, se le persone ci diventano oggetti, andiamo incontro a una crisi che ci costringerà o a subire la perdita dell´oggetto di fiducia o a farci "convertire"). Nella lingua tedesca il rovesciamento dei rapporti a fronte del solo vero Dio si esprime con grande chiarezza nel verbo «sich verlassen», tradotto sopra con «fidarsi». Questo verbo è un derivato di «lassen», cioè «lasciare», ed esprime un´azione che si compie nel «lasciar andare» qualcosa in modo passivo, nel riconoscimento della propria non autosufficienza. Pertanto, ciò che ci è chiesto innanzi a Dio è di lasciar superare la nostra pretesa di autodeterminazione, lasciar andare le cose come vuole Lui.

In quest´ottica, il Primo comandamento decostruisce ogni rivendicazione identitaria in ambito religioso. È inevitabile che riflettiamo sulla questione chi siamo (da singoli, da chiese, da associazioni, da paesi) e che in qualche modo affermiamo ciò che ci spetta. Sarebbe illusorio negarlo; in quel caso le rivendicazioni sarebbero soltanto derivate verso i fiumi carsici della dissimulazione. Quando invece ci parla l´unico Dio, la nostra autodeterminazione, anche quella religiosa, si trasforma in ricettività e passività totali e il nostro cuore finisce attaccato a Colui che è il solo a salvarci.

LIBRI

Martin Lutero e Katharina von Bora: da monaci a marito e moglie

“Benché per diverse ragioni Lutero si sia sposato assai tardi, nessun Riformatore ha tessuto un elogio così convinto del matrimonio, restituendogli, in un tempo che lo considerava inferiore all’ideale cristiano del celibato, la dignità massima di ‘opera di Dio’”.

Così scrive il professor Paolo Ricca nell’introduzione al volume “Da monaco a marito” che contiene la traduzione di due scritti di Martin Lutero sul matrimonio e la vita familiare. Si tratta de “La vita matrimoniale” del 1522 e delle “Questioni matrimoniali” del 1530.

Il titolo del libro dell’editrice Claudiana che li raccoglie è quanto mai significativo perché non riguarda solo la biografia del riformatore – che sposò nel 1525 l’ex monaca Katharina von Bora, quindi anch’essa ‘da monaca a moglie’ -, ma descrive una delle più grandi rivoluzioni operate dal protestantesimo: l’aver fatto della famiglia – invece del convento – il luogo primario della testimonianza evangelica, in cui, nella specialissima relazione con il coniuge e i figli, si impara la riconoscenza a Dio, l’amor per il prossimo e l’agire per il bene comune.

Il volume si apre con una pregevole e fluente introduzione di Paolo Ricca che esamina praticamente tutti gli scritti di Lutero sul matrimonio, definendone la teologia.

Uno spaccato della vita matrimoniale di Martin e Katherina è offerto da un’altra pubblicazione dell’editrice Claudiana “Lettere a Katharina von Bora“, una raccolta di 21 missive inviate da Lutero alla moglie in un arco di tempo molto vasto: dal 1529 – anno dei colloqui di Marburgo in c

ui si consumò la frattura tra i Lutero e Zwingli e di cui il riformatore parla alla moglie – fino al 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della morte di Lutero.

Oltre a farci conoscere un Lutero intimo e privato – il Lutero marito e padre è realmente una sorpresa! -, la raccolta curata da Reinhard Dithmar ci presenta il rapporto tra un marito e una moglie molto amata e stimata, anche in campo teologico.

Martin Lutero, “Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio”, Claudiana, pagg. 284, euro 19.50.

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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