25 Luglio 2017
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I riformati mondiali si apprestano ad aderire alla Dichiarazione sulla Giustificazione per fede

05-07-2017 08:18 - Fede e spiritualità
Il prossimo 5 luglio, a Wittenberg, nell´ambito della sua XXVI Assemblea generale, la Comunione mondiale delle chiese riformate aderirà alla Dichiarazione congiunta luterano-cattolica sulla Dottrina della Giustificazione per fede e sottoscriverà un documento d´intenti con la Federazione luterana mondiale per una maggiore collaborazione tra i due organismi confessionali protestanti

Il prossimo 5 luglio la Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR), riunita in Assemblea generale in Germania, aderirà alla Dichiarazione congiunta luterano-cattolica sulla Dottrina della Giustificazione per fede (JDDJ). Un importante atto ecumenico che avverrà nell´ambito della XXVI Assemblea della CMCR in corso a Lipsia (Germania), dove dal 29 giugno al 7 luglio sono riuniti oltre mille rappresentanti di chiese riformate dei cinque continenti.

La firma della JDDJ avverrà simbolicamente a Wittenberg, la città di Lutero, nell´anno in cui si festeggia il Cinquecentenario della Riforma protestante: "un modo per sottolineare la dimensione ecumenica di queste celebrazioni", spiega il sito della CMCR. Non solo, nella stessa giornata i riformati mondiali sottoscriveranno una dichiarazione d´intenti con la Federazione luterana mondiale (FLM) per una maggiore collaborazione tra i due organismi confessionali protestanti.

Dopo il Consiglio mondiale metodista, la CMCR è la seconda famiglia protestante globale a sottoscrivere il Documento che nel 1999, dopo anni di dialoghi tra luterani e cattolici, pose fine alle rispettive scomuniche sulla Dottrina della giustificazione per fede, proponendone una comprensione comune alle due confessioni cristiane in base al principio del consenso differenziato.

In particolare, la CMCR presenterà un proprio Documento di adesione nel quale oltre a esprimere il proprio consenso, i riformati mondiali sottolineano lo stretto rapporto tra giustificazione e giustizia quale "proprio contributo confessionale al futuro dialogo ecumenico sulla comprensione della giustificazione".

In questo senso, il Documento fa riferimento alla Confessione di Accra "Confessare la fede in Cristo di fronte all´ingiustizia economica e alla distruzione ecologica" redatta dai riformati mondiali nel 2004, e alla citazione del riformatore Giovanni Calvino secondo cui, "i credenti adorano veramente Dio nel praticare la giustizia nelle loro società".

Non meno significativa sarà la sottoscrizione della "Testimonianza di Wittenberg", questo il titolo del documento che impegna la CMCR e la FLM a una maggiore collaborazione. Luterani e riformati appartengono infatti a due rami del protestantesimo che sin dai primi passi della Riforma nel XVI secolo si sono divisi sulla questione della presenza reale di Cristo nella Cena del Signore (Colloquio di Marburgo, 1529). Una piena riconciliazione teologica è avvenuta nel 1973 con la sottoscrizione della Concordia di Leuenberg che definisce il riconoscimento reciproco dei ministeri e dei sacramenti.

Il Documento di Wittenberg "confesserà la tragedia di una chiesa divisa, affermerà i frutti prodotti da decenni di dialoghi tra le due confessioni protestanti e celebrerà i nuovi passi verso una maggiore unità intrapresi dalle chiese membro delle due organizzazioni in tutto il mondo".


Fonte: NEV - notizie evangeliche

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 25 LUGLIO

Tu hai preservato l´anima mia dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi da cadute
(Salmo 116,8)

Epafròdito è stato ammalato, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore (Filippesi 2,27)

Io so di certo che Dio mi ama di cuore, anche se ora sono in grande pena e non vedo come mi si potrebbe aiutare. Ma Dio può fare miracoli. Li farà, perciò voglio pregarlo e credere che mi ascolta e mi salva.
Martin Lutero


Atti degli apostoli 2,32-40; Filippesi 3,17-21

PREGHIERA

Signore, grazie perché ci sveli i
meccanismi perversi dei quali
cadiamo vittime e che, senza
rendercene conto, perpetuiamo.
Grazie perché ci offri
un’alternativa. Grazie perché ci
rendi capaci di rifiutare le violenze
e gli stessi modelli maschili che
le propongono. Grazie perché in
Gesù Cristo ci hai donato l’unico
modello che ci può salvare. Amen.

Il Vangelo ci parla

Esodo 20,4-6 (parte seconda)

di Lothar Vogel

«Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l´iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.»

Nell´interpretazione del Primo comandamento nel Grande catechismo di Lutero, che è al centro di questa serie di meditazioni, il divieto delle immagini non è esplicitato ma le allusioni a questo precetto non mancano. Scrive il riformatore di Wittenberg: «Puoi comprendere facilmente che avere un Dio non vuol dire toccarlo con le dita, afferrarlo e metterlo nel sacco oppure chiuderlo in un cassetto. Afferrare in questo caso vuol dire che il cuore si aggrappa e si attacca a Lui. Essere attaccati a Lui con il cuore non è altro che fidarsi di Lui totalmente. Egli vuole distaccarci da tutte le altre cose che sono all´infuori di Lui e tirarci verso di Sé, poiché Lui è il solo bene eterno.»

La riflessione di Lutero sul Primo comandamento è partita dalla premessa che credere significa «avere» un Dio di cui fidarsi. Vista così la fede appare come una scelta umana assai arbitraria. Ora, di fronte all´unico vero Dio, la logica del discorso si rovescia. Quel Dio di cui vale la pena fidarsi non può restare l´oggetto di una frase oppure di un´azione, e laddove compare in questa funzione, il rapporto tra soggetto e oggetto si capovolge per forza. Nella quotidianità ci sono tante cose tangibili di cui ci fidiamo: i nostri beni, i soldi, le competenze nostre e altrui, anche le persone che sono attorno a noi (ma già in quest´ultimo caso, se le persone ci diventano oggetti, andiamo incontro a una crisi che ci costringerà o a subire la perdita dell´oggetto di fiducia o a farci "convertire"). Nella lingua tedesca il rovesciamento dei rapporti a fronte del solo vero Dio si esprime con grande chiarezza nel verbo «sich verlassen», tradotto sopra con «fidarsi». Questo verbo è un derivato di «lassen», cioè «lasciare», ed esprime un´azione che si compie nel «lasciar andare» qualcosa in modo passivo, nel riconoscimento della propria non autosufficienza. Pertanto, ciò che ci è chiesto innanzi a Dio è di lasciar superare la nostra pretesa di autodeterminazione, lasciar andare le cose come vuole Lui.

In quest´ottica, il Primo comandamento decostruisce ogni rivendicazione identitaria in ambito religioso. È inevitabile che riflettiamo sulla questione chi siamo (da singoli, da chiese, da associazioni, da paesi) e che in qualche modo affermiamo ciò che ci spetta. Sarebbe illusorio negarlo; in quel caso le rivendicazioni sarebbero soltanto derivate verso i fiumi carsici della dissimulazione. Quando invece ci parla l´unico Dio, la nostra autodeterminazione, anche quella religiosa, si trasforma in ricettività e passività totali e il nostro cuore finisce attaccato a Colui che è il solo a salvarci.

LIBRI

Martin Lutero e Katharina von Bora: da monaci a marito e moglie

“Benché per diverse ragioni Lutero si sia sposato assai tardi, nessun Riformatore ha tessuto un elogio così convinto del matrimonio, restituendogli, in un tempo che lo considerava inferiore all’ideale cristiano del celibato, la dignità massima di ‘opera di Dio’”.

Così scrive il professor Paolo Ricca nell’introduzione al volume “Da monaco a marito” che contiene la traduzione di due scritti di Martin Lutero sul matrimonio e la vita familiare. Si tratta de “La vita matrimoniale” del 1522 e delle “Questioni matrimoniali” del 1530.

Il titolo del libro dell’editrice Claudiana che li raccoglie è quanto mai significativo perché non riguarda solo la biografia del riformatore – che sposò nel 1525 l’ex monaca Katharina von Bora, quindi anch’essa ‘da monaca a moglie’ -, ma descrive una delle più grandi rivoluzioni operate dal protestantesimo: l’aver fatto della famiglia – invece del convento – il luogo primario della testimonianza evangelica, in cui, nella specialissima relazione con il coniuge e i figli, si impara la riconoscenza a Dio, l’amor per il prossimo e l’agire per il bene comune.

Il volume si apre con una pregevole e fluente introduzione di Paolo Ricca che esamina praticamente tutti gli scritti di Lutero sul matrimonio, definendone la teologia.

Uno spaccato della vita matrimoniale di Martin e Katherina è offerto da un’altra pubblicazione dell’editrice Claudiana “Lettere a Katharina von Bora“, una raccolta di 21 missive inviate da Lutero alla moglie in un arco di tempo molto vasto: dal 1529 – anno dei colloqui di Marburgo in c

ui si consumò la frattura tra i Lutero e Zwingli e di cui il riformatore parla alla moglie – fino al 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della morte di Lutero.

Oltre a farci conoscere un Lutero intimo e privato – il Lutero marito e padre è realmente una sorpresa! -, la raccolta curata da Reinhard Dithmar ci presenta il rapporto tra un marito e una moglie molto amata e stimata, anche in campo teologico.

Martin Lutero, “Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio”, Claudiana, pagg. 284, euro 19.50.

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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