14 Dicembre 2017
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I 500 anni dalla Riforma: l´etica della responsabilità collettiva del credente

04-12-2017 18:51 - Documenti
Intervento di Valdo Spini alla tavola rotonda : "Il cinquecentenario della Riforma: coscienza e libertà" svoltosi a Palazzo Medici Riccardi il 2 Dicembre 2017 con la partecipazione di Massimo Cacciari, don Cristiano Bettega, il pastore Paolo Ricca e con i saluti del cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betòri, e della presidente del consiglio dei pastori delle chiese evangeliche fiorentine, Letizia Tomassone.

E´ importante, anche per la stessa dimensione europea dell´Italia, che il tema del V centenario della Riforma venga discusso a fondo anche nel nostro paese e certamente Firenze è una città particolarmente adatta a questa riflessi.
E´ bene ricordare che la storia delle chiese protestanti comincia non tanto con uno scisma quanto con una scomunica.
Exsurge Domine, è il titolo della bolla papale di condanna. emessa da Papa Leone X il 15 giugno 1520 contro il riformatore Martin Lutero e le sue tesi affisse nella cattedrale di Wittemberg il 31 ottobre 2017. La bolla del papa fiorentino , già cardinale Giovanni de ´Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, nella traduzione italiana, così infatti iniziava:. "Sorgi, o Signore e giudica la tua causa; un cinghiale ha invaso la tua vigna..."

Il monaco agostiniano Martin Lutero si opponeva al papa rifiutando la dottrina delle indulgenze e affermando una teologia , che si consolidò con la riforma protestante e che poteva essere riassunta nei cinque "soltanto":, espressi nei termini latini di: : "Sola fide, sola scriptura, sola gratia, solus Christus, soli Deo gloria", dall´evidente significato dirompente nei confronti della struttura ecclesiale della Chiesa Cattolica del tempo.

In genere la condanna papale per l´eretico significava esecuzione capitale, ma nel caso di Lutero non fu così: il suo rinnovamento teologico si incontrava con le aspirazioni politiche di parte dei principi tedeschi, uno dei quali, Federico il Saggio, lo "rapì", nascondendolo nella fortezza della Wartburg e permettendogli, con un lavoro di dieci mesi, di procedere, con grande successo, alla traduzione in tedesco della Bibbia. Uno dei capisaldi della fede riformata era l´importanza che il credente avesse accesso direttamente alle Sacre Scritture e si ponesse in diretto rapporto con il loro insegnamento. L´importanza sociale di questo assunto fu evidente. Da allora, protestantesimo e alfabetizzazione delle masse procedettero in simbiosi. La Bibbia fu tradotta nelle vare lingue nazionali che ne ricevettero a loro volta un significativo rafforzamento. È solo un esempio della profonda influenza che ebbe la Riforma nell´affermazione dell´Europa moderna.

Quello che va sottolineato è come, a distanza di cinquecento anni da questa separazione, l´anniversario della Riforma luterana venga concelebrato insieme da protestanti e cattolici. L´anno del cinquecentenario si è infatti aperto il 31 ottobre 2016 da una celebrazione comune a Lund in Svezia, dove è andato Papa Francesco, che alla fine ha anche firmato una dichiarazione congiunta col presidente della Federazione Luterana Mondiale , il vescovo Munib Yunan, che è personalmente un palestinese e che ha parlato qualche tempo addietro anche nella nostra città per un´iniziativa di area cattolica.

Il positivo significato ecumenico di questi avvenimenti di avvicinamento reciproco è evidente, così come è evidente il significato di profondo rinnovamento che questo implica per la testimonianza cristiana nel mondo di oggi. I prodromi di questo riavvicinamento furono posti dal Concilio vaticano II voluto da Giovanni XXIII e convocato nell´ottobre 1962. Si può pertanto parlare, sia pure in un ambito certamente più ristretto di quello della Riforma protestante che fu (in realtà una vera e propria rifondazione ) di una riforma cattolica, del resto poi sviluppata nella prassi dall´attuale Papa Francesco .
Alla Riforma protestante non si può peraltro guardare in sede storica, con riguardo all´Europa del cinquecento o all´Europa e all´America del Nord del seicento, ma nelle sue conseguenze nella contemporaneità.

Alla domanda su quali siano le personalità protestanti più importanti e significative dell´età contemporanea, personalmente risponderei con due nomi: quello del pastore e teologo luterano della chiesa confessante tedesca, Dietrich Bonhoeffer, impiccato dai nazisti il 9 aprile del 1945 e quello di un pastore battista dal significativo nome di Martin Lutero, il leader del movimento di emancipazione della gente di colore americana, Martin Luther King, ambedue veri e propri testimoni (martiri in senso greco) della loro fede di fronte ai grandi problemi del totalitarismo da un lato, e dell´uguaglianza degli appartenenti al genere umano dall´altro.

In Italia (nel senso moderno del termine) abbiamo avuto la presenza dei Valdesi fin dal XII secolo, quattrocento anni circa prima di Lutero e di Calvino. Anche nel caso di Valdo vi fu una scomunica seguita da lunghi secoli di resistenza alle persecuzion nelle cosiddette Valli Valdesi. I tentativi di diffusione della Riforma in Italia nel XVI secolo furono stroncati, anche se non mancò chi, come Michelangelo Buonarroti, fu vicino a cenacoli simpatizzanti per la fede riformata. Alla piccola minoranza dei Valdesi il merito di avere preservato nei secoli questo momento importante di pluralismo religioso cristiano nel nostro paese.
Papa Francesco nel 2015 ha proprio voluto recarsi nel tempio valdese di Torino e chiedere con parole molto belle e sentite il perdono per le persecuzioni che i valdesi stessi avevano subito nei secoli.

Ma quale può essere oggi nel XXI secolo in Italia, il significato di questa celebrazione comune, per cristiani di confessione riformata e per i cristiani cattolici, e più in generale il significato della riforma per i credenti e non credenti, senza contare i credenti delle altre fedi religiose?
Credo che nell´Italia di oggi ci siano le condizioni perché cattolici e protestanti facciano proprio il messaggio di quell´etica della responsabilità collettiva del credente che è stata caratteristica dei momenti più alti della storia della Riforma. Insomma quello che per Piero Gobetti era il peso della mancata riforma religiosa nella storia del paese, e in particolare nel Risorgimento, oggi deve essere assunto sulle spalle sia dei protestanti che dei cattolici per essere naturalmente condiviso con i non credenti e con i credenti delle altre religioni.

Penso ai manifesti contro la mafia affissi dal pastore valdese di Palermo dopo la strage di Ciaculli,penso ad esempio all´importanza di quanto va facendo in questi anni la Chiesa cattolica nel mezzogiorno d´Italia per mettere fine a quelle forme di omaggio alle famiglie mafiose (gli inchini delle immagini nelle processioni e quant´altro) intese a sancirne il potere e la rispettabilità. Su un altro versante, quello dell´emigrazione sono molto importanti le iniziative sui corridoi umanitari condotte insieme da protestanti e cattolici della Comunità di sant´Egidio con il sostegno dell´otto per mille della Chiesa valdese.
Il problema di un´etica individuale della responsabilità verso la comunità e verso le istituzioni democratiche che la sostengono è ormai in Italia non solo problema etico-politico, ma anche socio-economico, tanto è evidente il ruolo di zavorra dello sviluppo del paese assunto dai fenomeni di illegalità che percorrono la società italiana. Dobbiamo essere tutti consapevoli della necessità che il nostro paese si scrolli questa zavorra dalle spalle anche se uquesto significa ribellarsi in un modo o in altro a dei poteri o meglio a degi antipotei forti e costitutii.

L´obiettivo di una profonda riforma della coscienza etica del nostro paese credo possa essere un modo coerente di celebrare il "Qui sto, non posso fare altrimenti e che Dio m´aiuti!" pronunciato da Martin Lutero rifiutando cinquecento anni fa l´ossequio alla bolla papale richiamata all´inizio di questo intervento e dando inizio alla Riforma Protestante.

http://www.stamptoscana.it



Fonte: www.stamptoscana.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 12 DICEMBRE

La mia lingua celebrerà la tua parola, perché tutti i tuoi comandamenti sono giustizia
(Salmo 119,172)

La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l´impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali (Colossesi 3,16)

Padre, Ti supplichiamo che nella tua Parola tutti trovar possiamo pace e allegrezza, ardor!
Innario cristiano

Isaia 26,7-15; Zaccaria 6,1-8

PREGHIERA

Con noi la passione
per il mondo del Padre
per noi l’amore
per i nemici del Figlio
davanti a noi la femminile santità
del loro Spirito
intorno a noi la vitalità
trinitaria di Dio. Amen

Kurt Marti

Il Vangelo ci parla

Luca 12,35

di Marco Gisola

«I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese»

Il 26 novembre è l’ultima domenica dell’anno liturgico; con l´Avvento si ricomincerà dall’ “inizio”, dai racconti che ci fanno riflettere e meditare sulla nascita di Gesù, cioè sulla prima venuta del Redentore nel mondo; “avvento” infatti significa “venuta”, “arrivo”. Proprio il versetto del giorno dell’ultima domenica dell’anno liturgico ci invita ad attendere vigilanti e ad essere pronti «perché il Figlio dell´uomo verrà nell´ora che non pensate» (v. 40), riferendosi alla seconda venuta, cioè al ritorno di Cristo.

Potremmo quindi dire che tutta la vita cristiana è un Avvento, perché come cristiani attendiamo costantemente il ritorno di Gesù. Viviamo, dunque, tra la prima e la seconda venuta di Gesù. Ciò significa innanzitutto che gli eventi fondamentali della nostra fede non dipendono da noi, ma sono iniziativa unilaterale di Dio: è lui che ha deciso di mandare suo Figlio nel mondo, è lui che deciderà il suo ritorno.

E poi significa che come cristiani viviamo dunque in un tempo che non è un tempo qualunque, ma è un tempo che sta dopo la venuta di Cristo e prima del suo ritorno. È il tempo della speranza: la speranza è costituita da un lato dall’attesa e d’altro lato dalla preparazione per farci trovare pronti quando il Signore verrà.

Attesa, nel senso che il compimento è nelle mani di Dio, perché sarà Cristo a realizzare tutte le promesse di Dio quando tornerà a portarci il suo regno. Ma anche preparazione perché siamo chiamati a tenere i nostri fianchi cinti e le nostre lampade accese. Avere i fianchi cinti e le lampade accese vuol dire stare vigili e attenti a ciò che il Signore vuole dirci attraverso la sua Parola per essere pronti a metterci in cammino per andare dove il Signore ci chiama.

Fianchi cinti e lampade accese, ovvero attesa, preparazione, ascolto, fiducia… questo è il tempo che viviamo oggi, proiettati con speranza verso il futuro che Dio ci prepara.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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