20 Settembre 2017
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E se al sinodo giocassimo un po´?

03-07-2017 19:06 - News
di Roberto Davide Papini
Una riflessione sull´importanza anche di gioiosi momenti ludici per abbattere distanze e differenze

«Siate sempre gioiosi, non cessate mai di pregare, in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi». L´esortazione dell´apostolo Paolo (1 Tessalonicesi 5, 16:18), per una chiesa gioiosa e in preghiera, non trova sempre una corrispondenza nei nostri momenti liturgici e assembleari. Sì, è vero, la preghiera c´è, ma forse potremmo e dovremmo dedicarle più tempo, individualmente e in modo comunitario, perché «ogni rapporto nella chiesa è falso, è un rapporto pseudocristiano se non è preceduto, accompagnato, seguito dalla preghiera», come ci ricordava Vittorio Subilia.

Quella che mi pare manchi un po´ di più è la gioia, o almeno la manifestazione esteriore di essa. Con l´approssimarsi del sinodo penso che soprattutto in un appuntamento così importante, centrale, nella vita delle chiese valdesi e metodiste manchi anche l´aspetto giocoso oltre che gioioso. Prendo spunto dall´ordine del giorno approvato dalla Conferenza del II distretto sull´organizzazione di una "giornata di festa e di lode" da tenersi nella primavera 2018 per riflettere sull´importanza di condividere, tra membri di chiesa e non solo, momenti di spensieratezza, gioia, gioco. Certo, non mancano momenti "ricreativi" nei nostri appuntamenti (sinodo compreso) ma spesso sono concerti, mostre, talvolta conferenze. Insomma, appuntamenti interessanti, ma nei quali c´è sempre un aspetto culturale, come se pensassimo al gioco o al divertimento per il divertimento come a una perdita di tempo. Il gioco e il divertimento gioioso (penso al ballo, al karaoke, alle canzoni cantate davanti a un falò, a scenette divertenti e via inventando) sono tutt´altro che tempo sprecato, anche in età adulta. Il gioco e il divertimento spensierato rigenerano, ricaricano e fanno cadere le barriere sociali, culturali, linguistiche. Passare insieme momenti di allegria è anche un bel modo per "rendere grazie" al Signore. Nel gioco non ci sono i ruoli che ognuno ricopre nella società, ma solo quelli insiti nel gioco stesso.

Allora, piccola proposta: perché non organizzare dei momenti ricreativi (ma davvero ricreativi!) durante le pause del sinodo o a margine di esso? Le possibilità sono tante e per cominciare basterebbe sceglierne una, un paio al massimo (la troppa spensieratezza tutta insieme potrebbe nuocerci): partite di pallavolo, calcio, tornei di ping pong, di carte, una serata in cui si balla e si canta, magari una tombola, o magari un gioco a quiz sui temi della Riforma (tanto per non rinunciare del tutto al nostro amore per la cultura) e tutto quello che di gioioso e giocoso può venirci in mente. Insomma, tra un dibattito e l´altro, tra un atto e una meditazione biblica... giochiamo un po´?


Fonte: Riforma.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

MERCOLEDÌ 20 SETTEMBRE

Avverrà, che io spargerò il mio Spirito su ogni persona
(Gioele 2,28)

Gesù essendo stato innalzato dalla destra di Dio e avendo ricevuta dal Padre lo Spirito santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite (Atti degli apostoli 2,33)

Lo Spirito santo non è soggetto ad alcun regolamento, agisce in modo sovrano; per lui nessun popolo è troppo lontano, nessuna terra è maledetta, nessuna contrada troppo oscura, nessun essere umano troppo stupido o troppo intelligente, nessun anziano troppo saggio o lattante incapace. Egli può e vuole operare nei nostri cuori e questo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. È un insegnante al quale non possiamo prescrivere alcun sistema teologico.
Nikolaus Ludwig Zinzendorf

Filemone 1-25; Numeri 27,12-23

PREGHIERA

Signore, la tua parola ci apre
alla solidarietà. Dacci di sapere
bene utilizzare le occasioni che
abbiamo di accompagnare e
sostenere le persone in difficoltà.
Signore, in ogni situazione
insegnaci a essere prossimo, così
come Gesù lo è per ognuno di noi.
Amen.

Il Vangelo ci parla

Salmo 51, 15

di Daniele Garrone

«Voglio insegnare ai ribelli le tue vie e i peccatori a te ritorneranno.»

In alcune chiese della Slesia e della Boemia vi sono dei pulpiti a forma di balena, con le fauci spalancate verso l’uditorio, di modo che il predicatore parla dalla bocca dell’enorme animale.

E’ senz’altro un richiamo alla storia di Giona, il profeta ribelle che viene inghiottito da un grande pesce e poi vomitato sulla spiaggia. E’ però anche una bella immagine di qual è la parola che può spingere altri a cambiare strada, a convertirsi, come si dice, e di chi la può pronunciare. Non un moralista, che stigmatizza le colpe altrui, non un saccente “grillo parlante”, non un virtuoso che invita a seguire il proprio esempio.

Chi può davvero insegnare qualcosa è chi sa peccatore perdonato, colui o colei che ha scoperto che Dio lo cercava nel suo smarrimento, nella sua rivolta, nel suo rifiuto, nel suo vedere soltanto se stesso. Proprio lui/lei, che evitava le “vie di Dio”, cioè il cammino che Dio vuole che noi percorriamo, ha scoperto che le “vie di Dio” sono anche quelle che egli percorre verso chi è perduto e di Dio non sa o non vuol sapere nulla. Dio si è mosso persino verso di lui o di lei, sì, proprio loro, persino loro.

Questa scoperta sconvolgente, questa esperienza di gratuità, questa dimensione immeritata e irraggiungibile anche con le migliori intenzioni, è la testimonianza a cui siamo chiamati e questa sola può davvero insegnare qualcosa, aprire passaggi insperati, su cui altri si incammineranno.

LIBRI

Martin Lutero e Katharina von Bora: da monaci a marito e moglie

“Benché per diverse ragioni Lutero si sia sposato assai tardi, nessun Riformatore ha tessuto un elogio così convinto del matrimonio, restituendogli, in un tempo che lo considerava inferiore all’ideale cristiano del celibato, la dignità massima di ‘opera di Dio’”.

Così scrive il professor Paolo Ricca nell’introduzione al volume “Da monaco a marito” che contiene la traduzione di due scritti di Martin Lutero sul matrimonio e la vita familiare. Si tratta de “La vita matrimoniale” del 1522 e delle “Questioni matrimoniali” del 1530.

Il titolo del libro dell’editrice Claudiana che li raccoglie è quanto mai significativo perché non riguarda solo la biografia del riformatore – che sposò nel 1525 l’ex monaca Katharina von Bora, quindi anch’essa ‘da monaca a moglie’ -, ma descrive una delle più grandi rivoluzioni operate dal protestantesimo: l’aver fatto della famiglia – invece del convento – il luogo primario della testimonianza evangelica, in cui, nella specialissima relazione con il coniuge e i figli, si impara la riconoscenza a Dio, l’amor per il prossimo e l’agire per il bene comune.

Il volume si apre con una pregevole e fluente introduzione di Paolo Ricca che esamina praticamente tutti gli scritti di Lutero sul matrimonio, definendone la teologia.

Uno spaccato della vita matrimoniale di Martin e Katherina è offerto da un’altra pubblicazione dell’editrice Claudiana “Lettere a Katharina von Bora“, una raccolta di 21 missive inviate da Lutero alla moglie in un arco di tempo molto vasto: dal 1529 – anno dei colloqui di Marburgo in c

ui si consumò la frattura tra i Lutero e Zwingli e di cui il riformatore parla alla moglie – fino al 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della morte di Lutero.

Oltre a farci conoscere un Lutero intimo e privato – il Lutero marito e padre è realmente una sorpresa! -, la raccolta curata da Reinhard Dithmar ci presenta il rapporto tra un marito e una moglie molto amata e stimata, anche in campo teologico.

Martin Lutero, “Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio”, Claudiana, pagg. 284, euro 19.50.

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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