25 Luglio 2017
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E se al sinodo giocassimo un po´?

03-07-2017 19:06 - News
di Roberto Davide Papini
Una riflessione sull´importanza anche di gioiosi momenti ludici per abbattere distanze e differenze

«Siate sempre gioiosi, non cessate mai di pregare, in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi». L´esortazione dell´apostolo Paolo (1 Tessalonicesi 5, 16:18), per una chiesa gioiosa e in preghiera, non trova sempre una corrispondenza nei nostri momenti liturgici e assembleari. Sì, è vero, la preghiera c´è, ma forse potremmo e dovremmo dedicarle più tempo, individualmente e in modo comunitario, perché «ogni rapporto nella chiesa è falso, è un rapporto pseudocristiano se non è preceduto, accompagnato, seguito dalla preghiera», come ci ricordava Vittorio Subilia.

Quella che mi pare manchi un po´ di più è la gioia, o almeno la manifestazione esteriore di essa. Con l´approssimarsi del sinodo penso che soprattutto in un appuntamento così importante, centrale, nella vita delle chiese valdesi e metodiste manchi anche l´aspetto giocoso oltre che gioioso. Prendo spunto dall´ordine del giorno approvato dalla Conferenza del II distretto sull´organizzazione di una "giornata di festa e di lode" da tenersi nella primavera 2018 per riflettere sull´importanza di condividere, tra membri di chiesa e non solo, momenti di spensieratezza, gioia, gioco. Certo, non mancano momenti "ricreativi" nei nostri appuntamenti (sinodo compreso) ma spesso sono concerti, mostre, talvolta conferenze. Insomma, appuntamenti interessanti, ma nei quali c´è sempre un aspetto culturale, come se pensassimo al gioco o al divertimento per il divertimento come a una perdita di tempo. Il gioco e il divertimento gioioso (penso al ballo, al karaoke, alle canzoni cantate davanti a un falò, a scenette divertenti e via inventando) sono tutt´altro che tempo sprecato, anche in età adulta. Il gioco e il divertimento spensierato rigenerano, ricaricano e fanno cadere le barriere sociali, culturali, linguistiche. Passare insieme momenti di allegria è anche un bel modo per "rendere grazie" al Signore. Nel gioco non ci sono i ruoli che ognuno ricopre nella società, ma solo quelli insiti nel gioco stesso.

Allora, piccola proposta: perché non organizzare dei momenti ricreativi (ma davvero ricreativi!) durante le pause del sinodo o a margine di esso? Le possibilità sono tante e per cominciare basterebbe sceglierne una, un paio al massimo (la troppa spensieratezza tutta insieme potrebbe nuocerci): partite di pallavolo, calcio, tornei di ping pong, di carte, una serata in cui si balla e si canta, magari una tombola, o magari un gioco a quiz sui temi della Riforma (tanto per non rinunciare del tutto al nostro amore per la cultura) e tutto quello che di gioioso e giocoso può venirci in mente. Insomma, tra un dibattito e l´altro, tra un atto e una meditazione biblica... giochiamo un po´?


Fonte: Riforma.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 25 LUGLIO

Tu hai preservato l´anima mia dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi da cadute
(Salmo 116,8)

Epafròdito è stato ammalato, e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore (Filippesi 2,27)

Io so di certo che Dio mi ama di cuore, anche se ora sono in grande pena e non vedo come mi si potrebbe aiutare. Ma Dio può fare miracoli. Li farà, perciò voglio pregarlo e credere che mi ascolta e mi salva.
Martin Lutero


Atti degli apostoli 2,32-40; Filippesi 3,17-21

PREGHIERA

Signore, grazie perché ci sveli i
meccanismi perversi dei quali
cadiamo vittime e che, senza
rendercene conto, perpetuiamo.
Grazie perché ci offri
un’alternativa. Grazie perché ci
rendi capaci di rifiutare le violenze
e gli stessi modelli maschili che
le propongono. Grazie perché in
Gesù Cristo ci hai donato l’unico
modello che ci può salvare. Amen.

Il Vangelo ci parla

Esodo 20,4-6 (parte seconda)

di Lothar Vogel

«Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l´iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.»

Nell´interpretazione del Primo comandamento nel Grande catechismo di Lutero, che è al centro di questa serie di meditazioni, il divieto delle immagini non è esplicitato ma le allusioni a questo precetto non mancano. Scrive il riformatore di Wittenberg: «Puoi comprendere facilmente che avere un Dio non vuol dire toccarlo con le dita, afferrarlo e metterlo nel sacco oppure chiuderlo in un cassetto. Afferrare in questo caso vuol dire che il cuore si aggrappa e si attacca a Lui. Essere attaccati a Lui con il cuore non è altro che fidarsi di Lui totalmente. Egli vuole distaccarci da tutte le altre cose che sono all´infuori di Lui e tirarci verso di Sé, poiché Lui è il solo bene eterno.»

La riflessione di Lutero sul Primo comandamento è partita dalla premessa che credere significa «avere» un Dio di cui fidarsi. Vista così la fede appare come una scelta umana assai arbitraria. Ora, di fronte all´unico vero Dio, la logica del discorso si rovescia. Quel Dio di cui vale la pena fidarsi non può restare l´oggetto di una frase oppure di un´azione, e laddove compare in questa funzione, il rapporto tra soggetto e oggetto si capovolge per forza. Nella quotidianità ci sono tante cose tangibili di cui ci fidiamo: i nostri beni, i soldi, le competenze nostre e altrui, anche le persone che sono attorno a noi (ma già in quest´ultimo caso, se le persone ci diventano oggetti, andiamo incontro a una crisi che ci costringerà o a subire la perdita dell´oggetto di fiducia o a farci "convertire"). Nella lingua tedesca il rovesciamento dei rapporti a fronte del solo vero Dio si esprime con grande chiarezza nel verbo «sich verlassen», tradotto sopra con «fidarsi». Questo verbo è un derivato di «lassen», cioè «lasciare», ed esprime un´azione che si compie nel «lasciar andare» qualcosa in modo passivo, nel riconoscimento della propria non autosufficienza. Pertanto, ciò che ci è chiesto innanzi a Dio è di lasciar superare la nostra pretesa di autodeterminazione, lasciar andare le cose come vuole Lui.

In quest´ottica, il Primo comandamento decostruisce ogni rivendicazione identitaria in ambito religioso. È inevitabile che riflettiamo sulla questione chi siamo (da singoli, da chiese, da associazioni, da paesi) e che in qualche modo affermiamo ciò che ci spetta. Sarebbe illusorio negarlo; in quel caso le rivendicazioni sarebbero soltanto derivate verso i fiumi carsici della dissimulazione. Quando invece ci parla l´unico Dio, la nostra autodeterminazione, anche quella religiosa, si trasforma in ricettività e passività totali e il nostro cuore finisce attaccato a Colui che è il solo a salvarci.

LIBRI

Martin Lutero e Katharina von Bora: da monaci a marito e moglie

“Benché per diverse ragioni Lutero si sia sposato assai tardi, nessun Riformatore ha tessuto un elogio così convinto del matrimonio, restituendogli, in un tempo che lo considerava inferiore all’ideale cristiano del celibato, la dignità massima di ‘opera di Dio’”.

Così scrive il professor Paolo Ricca nell’introduzione al volume “Da monaco a marito” che contiene la traduzione di due scritti di Martin Lutero sul matrimonio e la vita familiare. Si tratta de “La vita matrimoniale” del 1522 e delle “Questioni matrimoniali” del 1530.

Il titolo del libro dell’editrice Claudiana che li raccoglie è quanto mai significativo perché non riguarda solo la biografia del riformatore – che sposò nel 1525 l’ex monaca Katharina von Bora, quindi anch’essa ‘da monaca a moglie’ -, ma descrive una delle più grandi rivoluzioni operate dal protestantesimo: l’aver fatto della famiglia – invece del convento – il luogo primario della testimonianza evangelica, in cui, nella specialissima relazione con il coniuge e i figli, si impara la riconoscenza a Dio, l’amor per il prossimo e l’agire per il bene comune.

Il volume si apre con una pregevole e fluente introduzione di Paolo Ricca che esamina praticamente tutti gli scritti di Lutero sul matrimonio, definendone la teologia.

Uno spaccato della vita matrimoniale di Martin e Katherina è offerto da un’altra pubblicazione dell’editrice Claudiana “Lettere a Katharina von Bora“, una raccolta di 21 missive inviate da Lutero alla moglie in un arco di tempo molto vasto: dal 1529 – anno dei colloqui di Marburgo in c

ui si consumò la frattura tra i Lutero e Zwingli e di cui il riformatore parla alla moglie – fino al 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della morte di Lutero.

Oltre a farci conoscere un Lutero intimo e privato – il Lutero marito e padre è realmente una sorpresa! -, la raccolta curata da Reinhard Dithmar ci presenta il rapporto tra un marito e una moglie molto amata e stimata, anche in campo teologico.

Martin Lutero, “Da monaco a marito. Due scritti sul matrimonio”, Claudiana, pagg. 284, euro 19.50.

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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