14 Dicembre 2017
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Codice a bare per il "caro estinto"?

30-11-2017 10:18 - News
Una riflessione di Marco Rostan ispirata da una notizia di costume

Se ne sentono e leggono di tutti i colori! L´ultima riguarda le tombe e il fatto che alcune ditte di "arte funeraria"abbiano pensato di produrre lastre di pietra tombali , oltre che con la foto dei morti e le date, anche con un codice riprodotto su una placchetta in ceramica (per chi se ne intende sia chiama codice Qr-bidimensionale ) sulla quale si potrà appoggiare lo smartphone e vedere e leggere la storia, la vita, gli aneddoti e le fotografie di famiglia del defunto: insomma tutto quello che è stato messo nel sito. Oramai, più o meno tutti conosciamo il codice a barre, stampato su tutti i prodotti che compriamo e che la cassiera legge. Quello si chiama codice a barre, questo delle tombe, visto il loro contenuto, lo potremmo chiamare codice a bare!

Al di là della battuta, si tratta dell´ennesima deleteria commistione fra mondo reale e mondo virtuale, di una nuova possibilità di infilarsi nella vita degli altri, (che fine fa la famosa privacy?), di un preoccupante delirio di onnipotenza ...
Da parte di alcuni terapeuti si sostiene che è una forma di elaborazione del lutto: certo quando si è storditi dal dolore, è più facile scrivere un post che incontrare fisicamente le persone. Sotto molti aspetti, la società post-moderna ha rimosso il tema della morte, tenendolo fuori dai discorsi, come i cimiteri erano in genere collocati fuori dalle città... ( i valdesi, nel medioevo, considerati eretici, venivano sepolti addirittura fuori dai cimiteri....)
La morte è stata per un lungo periodo sospinta fuori dall´esistenza, considerata la fine di tutto, espulsa dalla vita domestica, delegata agli ospedali e alle case per gli anziani...Ora sembra che si voglia negare la morte anche sulla lapide della tomba.
I valdesi non hanno (o non avevano) l´abitudine di recarsi al cimitero il 2 novembre, per gli italiani giorno della Commemorazione dei defunti; non celebrano messe per affrettare il passaggio delle anime dal Purgatorio al Paradiso, semplicemente perché il Purgatorio non esiste nella Bibbia ed è stato inventato dalla chiesa cattolica, così come le indulgenze. Ora,in effetti, anche molte famiglie valdesi hanno assorbito dall´ambiente le abitudini religiose e i pastori non parlano più di queste cose: anche qui vige la privacy ? Oppure, dato che ormai la vita è intrisa di virtuale, perchè questo non dovrebbe continuare anche dopo la morte? (tra poco, del resto, avremo a che fare con l´intelligenza artificiale ).

Tra espulsione della morte dalla vita quotidiana e suo inserimento nella rete, con il desiderio di sospingere il termine della vita sempre più avanti, la comunità cristiana dovrebbe pensare la morte come parte integrante della vita. Prolungare la vita a tutti i costi, magari con accanimenti terapeutici inutili e costosi, è del tutto insensato, come assurda è questa novità del Codice Qr sulla tomba. Non ha senso aumentare la cosiddetta speranza di vita, ha senso invece pensare la morte come un momento della vita, che segna il termine dell´esistenza su questa terra.
Come ben sanno quelli che operano nella diaconia presso gli asili per anziani, non si tratta di dare più giorni alla vita, ma più vita ai giorni, più relazioni con gli altri e non solo connessioni con lo smartphone sulle lapidi delle tombe...



Fonte: Riforma.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 12 DICEMBRE

La mia lingua celebrerà la tua parola, perché tutti i tuoi comandamenti sono giustizia
(Salmo 119,172)

La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l´impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali (Colossesi 3,16)

Padre, Ti supplichiamo che nella tua Parola tutti trovar possiamo pace e allegrezza, ardor!
Innario cristiano

Isaia 26,7-15; Zaccaria 6,1-8

PREGHIERA

Con noi la passione
per il mondo del Padre
per noi l’amore
per i nemici del Figlio
davanti a noi la femminile santità
del loro Spirito
intorno a noi la vitalità
trinitaria di Dio. Amen

Kurt Marti

Il Vangelo ci parla

Luca 12,35

di Marco Gisola

«I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese»

Il 26 novembre è l’ultima domenica dell’anno liturgico; con l´Avvento si ricomincerà dall’ “inizio”, dai racconti che ci fanno riflettere e meditare sulla nascita di Gesù, cioè sulla prima venuta del Redentore nel mondo; “avvento” infatti significa “venuta”, “arrivo”. Proprio il versetto del giorno dell’ultima domenica dell’anno liturgico ci invita ad attendere vigilanti e ad essere pronti «perché il Figlio dell´uomo verrà nell´ora che non pensate» (v. 40), riferendosi alla seconda venuta, cioè al ritorno di Cristo.

Potremmo quindi dire che tutta la vita cristiana è un Avvento, perché come cristiani attendiamo costantemente il ritorno di Gesù. Viviamo, dunque, tra la prima e la seconda venuta di Gesù. Ciò significa innanzitutto che gli eventi fondamentali della nostra fede non dipendono da noi, ma sono iniziativa unilaterale di Dio: è lui che ha deciso di mandare suo Figlio nel mondo, è lui che deciderà il suo ritorno.

E poi significa che come cristiani viviamo dunque in un tempo che non è un tempo qualunque, ma è un tempo che sta dopo la venuta di Cristo e prima del suo ritorno. È il tempo della speranza: la speranza è costituita da un lato dall’attesa e d’altro lato dalla preparazione per farci trovare pronti quando il Signore verrà.

Attesa, nel senso che il compimento è nelle mani di Dio, perché sarà Cristo a realizzare tutte le promesse di Dio quando tornerà a portarci il suo regno. Ma anche preparazione perché siamo chiamati a tenere i nostri fianchi cinti e le nostre lampade accese. Avere i fianchi cinti e le lampade accese vuol dire stare vigili e attenti a ciò che il Signore vuole dirci attraverso la sua Parola per essere pronti a metterci in cammino per andare dove il Signore ci chiama.

Fianchi cinti e lampade accese, ovvero attesa, preparazione, ascolto, fiducia… questo è il tempo che viviamo oggi, proiettati con speranza verso il futuro che Dio ci prepara.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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