14 Dicembre 2017
le interviste

Claudio Pasquet: vivere la Riforma significa andare controcorrente

le interviste
22-07-2017 - Intervista a Claudio Pasquet
Il pastore valdese Claudio Pasquet è stato eletto nel Comitato esecutivo (CE) della Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR) dalla recente Assemblea generale dell´organismo mondiale tenutasi a Lipsia (Germania) dal 28 giugno all´8 luglio. Lo abbiamo intervistato

440 delegati di chiese provenienti dai 5 continenti per 10 giorni hanno tracciato gli indirizzi di lavoro della CMCR, partecipando anche a momenti solenni, come i culti svoltisi a Berlino, Lipsia e Wittenberg, o come l´adesione alla Dichiarazione congiunta luterano-cattolica sulla Dottrina della giustificazione per fede, nonché la ratifica di un documento d´intenti con la Federazione luterana mondiale (FLM) tesa ad una maggiore collaborazione tra i due organismi confessionali. Ma quali sono le priorità di lavoro dei riformati, presbiteriani, calvinisti e valdesi di tutto il mondo per i prossimi anni? E quale può essere l´apporto di una storica chiesa di minoranza del Sud europeo? Lo abbiamo chiesto al pastore Claudio Pasquet di ritorno a San Secondo, nel pinerolese, dove cura la locale comunità valdese.

Pastore Pasquet, qual è il messaggio centrale scaturito da quest´Assemblea?

E´ quello dell´urgenza di lottare per la giustizia sociale, economica ed ecologica a partire da una dimensione di fede. Il mondo sta correndo verso il baratro: tra sfruttamento delle risorse del pianeta e dei popoli, e la crescente disparità tra ricchi e poveri, le chiese riformate hanno riaffermato la necessità di rilanciare i temi della "Confessione di Accra" (licenziata 13 anni fa dall´Assemblea dell´allora Alleanza riformata mondiale (ARM), tenutasi nella capitale ghanese nel 2004. ndr). Un documento che non ha perso la sua validità, al contrario: è più attuale che mai! In questo quadro, un concetto che è emerso con forza dai documenti discussi a Lipsia è quello dell´empire, o "impero".

Cosa s´intende con questo concetto?

Si intende quell´insieme di idee che pensano che la cosa più importante sia il profitto a tutti i costi, non importa a scapito di chi o di cosa. Di fronte alla dilagante ideologia dello sfruttamento e dell´oppressione, i riformati dicono: nel ´500 siamo stati capaci di disubbidire alle strutture costituite, abbiamo remato contro, sfidando la staticità. Ecco, oggi è questo spirito che ci deve animare a cambiare lo status quo: dobbiamo essere capaci di dire dei "no", ed agire di conseguenza, a favore della giustizia che è precondizione per la pace. Legata a questo tema è la questione femminile, ampiamente dibattuta nel corso dell´Assemblea, a cominciare dall´ordinazione delle donne al ministero pastorale. E non è un caso se il Comitato esecutivo, composto da 22 persone provenienti dai cinque continenti, per la prima volta vede una maggioranza di donne.

Quali altre questioni hanno a che fare con il concetto dell´"impero"?

Anche i fenomeni migratori sono per così dire dei "sottoprodotti velenosi" dell´"impero": un fenomeno ritenuto dai riformati riuniti a Lipsia inarrestabile, che tocca il mondo intero. Basti pensare ai sudanesi che si riversano nel Sudafrica, ai messicani negli USA, alle migrazioni interne al continente africano, per non parlare di quelle dovute ai disastri ambientali: le zone subsahariane e le isole del Pacifico ne sanno qualcosa.

Quello del cambiamento climatico è un tema che incide direttamente anche sulle procedure di lavoro che ci siamo date come Comitato esecutivo della CMCR: non faremo più di una riunione de visu all´anno, aggiornandoci periodicamente usufruendo delle nuove tecnologie, e questo per un semplice motivo: spostarsi attraversando interi continenti inquina.

L´Assemblea ha anche votato un documento che condanna l´omofobia. Che ne è della lotta dei diritti delle persone omosessuali all´interno delle chiese e nella società?

A livello mondiale le questioni legate all´etica sessuale rimangono assai delicate. Un tema sul quale bisognerà continuare a lavorare. Quello che porto a casa da quest´esperienza è: essere riformati oggi significa cercare strade diverse rispetto a quelle dominanti, sia sul fronte dell´economia e della società, sia su quello della vita concreta di tutti i giorni. Senza mai dimenticare la dimensione di fede, l´invito è: fate scelte scomode e controcorrente.

Quale pensa possa essere il suo apporto nel Comitato esecutivo, in quanto esponente di una chiesa di minoranza, e in più del Sud europeo?

In realtà, il fatto di essere minoranza, è una caratteristica di tutti i riformati-presbiteriani. Siamo minoranza ovunque, anche se a livello mondiale la nostra diffusione è assai capillare. Basti dire che all´Assemblea le delegazioni coreane e indonesiane erano di tutto riguardo. Nelle società occidentali, poi, con l´avanzare della secolarizzazione, dove i protestanti erano maggioritari, ora non lo sono più. Essere minoranza è un fatto costitutivo dell´essere riformati. Quindi, la specificità dell´essere valdese in tale consesso, non è tanto quella dell´essere minoritari da sempre, quanto quella di essere capaci di fare ponte, e non di erigere muri, come abbiamo dimostrato in questi anni con la questione migratoria. Il mio impegno, anche nel Comitato esecutivo, sarà in primis quello di continuare a costruire ponti.


scritto da Gaelle Courtens

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 12 DICEMBRE

La mia lingua celebrerà la tua parola, perché tutti i tuoi comandamenti sono giustizia
(Salmo 119,172)

La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l´impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali (Colossesi 3,16)

Padre, Ti supplichiamo che nella tua Parola tutti trovar possiamo pace e allegrezza, ardor!
Innario cristiano

Isaia 26,7-15; Zaccaria 6,1-8

PREGHIERA

Con noi la passione
per il mondo del Padre
per noi l’amore
per i nemici del Figlio
davanti a noi la femminile santità
del loro Spirito
intorno a noi la vitalità
trinitaria di Dio. Amen

Kurt Marti

Il Vangelo ci parla

Luca 12,35

di Marco Gisola

«I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese»

Il 26 novembre è l’ultima domenica dell’anno liturgico; con l´Avvento si ricomincerà dall’ “inizio”, dai racconti che ci fanno riflettere e meditare sulla nascita di Gesù, cioè sulla prima venuta del Redentore nel mondo; “avvento” infatti significa “venuta”, “arrivo”. Proprio il versetto del giorno dell’ultima domenica dell’anno liturgico ci invita ad attendere vigilanti e ad essere pronti «perché il Figlio dell´uomo verrà nell´ora che non pensate» (v. 40), riferendosi alla seconda venuta, cioè al ritorno di Cristo.

Potremmo quindi dire che tutta la vita cristiana è un Avvento, perché come cristiani attendiamo costantemente il ritorno di Gesù. Viviamo, dunque, tra la prima e la seconda venuta di Gesù. Ciò significa innanzitutto che gli eventi fondamentali della nostra fede non dipendono da noi, ma sono iniziativa unilaterale di Dio: è lui che ha deciso di mandare suo Figlio nel mondo, è lui che deciderà il suo ritorno.

E poi significa che come cristiani viviamo dunque in un tempo che non è un tempo qualunque, ma è un tempo che sta dopo la venuta di Cristo e prima del suo ritorno. È il tempo della speranza: la speranza è costituita da un lato dall’attesa e d’altro lato dalla preparazione per farci trovare pronti quando il Signore verrà.

Attesa, nel senso che il compimento è nelle mani di Dio, perché sarà Cristo a realizzare tutte le promesse di Dio quando tornerà a portarci il suo regno. Ma anche preparazione perché siamo chiamati a tenere i nostri fianchi cinti e le nostre lampade accese. Avere i fianchi cinti e le lampade accese vuol dire stare vigili e attenti a ciò che il Signore vuole dirci attraverso la sua Parola per essere pronti a metterci in cammino per andare dove il Signore ci chiama.

Fianchi cinti e lampade accese, ovvero attesa, preparazione, ascolto, fiducia… questo è il tempo che viviamo oggi, proiettati con speranza verso il futuro che Dio ci prepara.

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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Domenico Maselli e la passione per lunità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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