20 Luglio 2017


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca


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UN GIORNO UNA PAROLA

MERCOLEDÌ 5 LUGLIO

Ecco, prendo l´ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere
(Genesi 18,27)

Perseverate nella preghiera (Colossesi 4,2)

Dacci lo spirito della preghiera, frequente e fervente, santa e perseverante; una fede incrollabile, una speranza giusta e una carità che non venga mai meno.
John Cosin


Michea 7,7-9.18-20; Atti degli apostoli 14,8-20

PREGHIERA

Signore, maestro dell’amore
che non è possesso delle diversità
che non producono conflitti,
dei mille linguaggi che si
comprendono alla luce
della Tua parola.
Signore maestro della libertà
che è responsabilità verso se stessi
e gli altri.
Signore, maestro di fede
che non impone e di testimonianza
che non s’insuperbisce.
Signore , maestro di giustizia
che non si esercita inflessibile sui
deboli e clemente coi potenti.
Signore, maestro di pace, insegna
a noi le vie della pace, ai nostri
cuori, ai cuori di tutti i popoli.
Amen

Il Vangelo ci parla

Esodo 20,2-3

di Lothar Vogel

«Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d´Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me.»

Questi versetti fanno parte del bagaglio catechetico minimo che portiamo con noi. Nonostante ciò, ci propongono una scelta tra due opzioni che in fondo sembrano lontane dalla nostra sensibilità: la prima, quella alla quale siamo ammoniti, è di attenerci esclusivamente a quel Dio che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù; l’altra, invece, non è, come potremmo pensare, l’ateismo oppure l’indifferenza, ma una religiosità altrettanto pia, forse perfino ancora più fervente, seppure diversa, pluralista, non riservata a questo Liberatore.

Il versetto biblico ci sottopone, dunque, un’alternativa profondamente diversa da quella che avremmo in testa noi. Resta a questo punto la questione se, così come pensiamo normalmente, comprendiamo bene noi stessi, oppure se a questo riguardo la Parola abbia qualcosa da dirci. Lutero spiega come segue il Primo comandamento: «“Non avere altri déi!” – questo vuole dire: “devi ritenere tuo Dio me soltanto”. Che cosa vuole dire questo? Che cosa vuole dire avere un Dio e che cos’è Dio? Risposta: Dio si chiama ciò da cui ci si aspetta ogni bene e in cui si trova rifugio in ogni emergenza. Di conseguenza, avere un Dio non vuole altro che non fidarsi di lui di cuore e credere in lui.»

Colpisce il modo in cui Lutero, in un catechismo scritto per i padri di casa e per i pastori, introduce il concetto di Dio – un concetto che sa di astrazione, di costruzione umana, di proiezione. D’altronde, facendo esattamente così Lutero riesce a rovesciare le prospettive sotto cui abitualmente affrontiamo la questione. Il problema non è se noi optiamo per Dio oppure contro di lui. Lutero è convinto, invece, che nessuno vive senza avere un Dio, ovvero senza avere un’istanza dalla quale si aspetta aiuto, senso, salvataggio dal pericolo. Secondo lui, non è che chi è credente possieda una marcia esistenziale in più oppure viva in un’illusione per la quale gli altri non avrebbero alcuna sensibilità. Non è neanche che “credere” sia sempre una cosa gradita a quel Dio che emana il Primo comandamento. Con queste parole siamo invitati a un distinguo tra ciò di cui vale la pena fidarsi e ciò di cui non, tutto ciò all’interno di un vissuto che condividiamo con l’intera umanità, esposta come noi all’inganno e aspirante come noi a una salvezza.

LIBRI

Martin Lutero, Lettere a Katharina von Bora

Katharina von Bora, donna istruita e abile amministratrice, studia latino, aritmetica e medicina; sposa Lutero nel 1525 e diventa madre di 6 figli naturali e di 4 figli adottivi. Lutero si rivolge a lei come “Al mio amabile, caro signore Katharina Luterina, Dottoressa e predicatrice a Wittenberg” e come “Caro signor Käthe!”, con un appellativo maschile, in virtù delle sue doti decisionali e della stima, anche in campo teologico, che il riformatore riponeva nella amata moglie, firmandosi “Il Vostro devoto servo”.

Dell’epistolario tra Lutero e von Bora sono rimaste 21 lettere. La prima, del 4 ottobre 1529, inizia con il resoconto dei colloqui religiosi di Marburgo. L’ultima è del 14 febbraio 1546, quattro giorni prima della sua morte. La raccolta, pubblicata dalla Claudiana, è curata da Reinhard Dithmar, studioso di teologia, germanistica, filosofia e pedagogia, e ci fa conoscere una dimensione intima e privata sia di Lutero sia del rapporto tra moglie e marito.

Il volume è arricchito con una cronologia, con illustrazioni e con un capitolo dedicato agli appellativi usati da Lutero per Katharina.

Martin Lutero, Lettere a Katharina von Bora, a cura di Reinhard Dithmar (ed. Claudiana, pagg. 71, euro 8.50).

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Documenti

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Domenico Maselli e la passione per l’unità dei cristiani

Fascicolo completo di "Lucca7" in ricordo del Pastore Domenico Maselli.
"Desiderava creare un Centro ecumenico a Lucca, intitolandolo a Vermigli e Agresti"

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